Inaugura il centro di Mediterranean Hope

Il pastore Francesco Sciotto: «il nostro non è un grande centro che accoglie molti utenti per poi non occuparsi di nessuno»

Oggi, 12 dicembre, inaugura il centro “Casa delle culture - Mediterranean Hope” promosso dalla Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia. Dopo gli incontri con la popolazione per raccontare l'attività del centro e per rispondere alle polemiche di alcuni cittadini sulla natura del centro, si svolgerà un convegno per dare l'avvio ufficiale al progetto che ha già «accolto minori, piccoli nuclei familiari e giovani donne», come ci dice il pastore della chiesa metodista di Scicli Francesco Sciotto. Lo abbiamo intervistato.

Dall’apertura del Centro all’inaugurazione di oggi, come è cresciuto “La Casa delle culture”?

«Ora siamo presi dagli aspetti relativi all’operatività del centro e all’accoglienza delle persone. Dopo l’apertura abbiamo incontrato alcuni membri del consiglio comunale che inizialmente erano più che restii, dubbiosi sull’attività: questi incontri sono stati molto utili per chiarire quali sono i nostri intenti e il nostro lavoro, spiegando che il nostro centro non intende fare dell’accoglienza un business o raccogliere molti utenti per poi non occuparsi di nessuno, come succede altrove, anche qui in Sicilia: penso al C.A.R.A. di Mineo, e alle ultime inchieste di Roma. Noi stiamo facendo un centro per pochi utenti, la maggior parte di loro sono minori che ci sono affidati dal comune di Pozzallo e dalla Prefettura; sono arrivati già da qualche giorno e le pratiche burocratiche sono già avviate, e già partecipano ai laboratori di animazione che organizziamo con la chiesa cattolica. L'attività è cominciata ed è cominciata bene. C’è ancora una parte della cittadinanza, esigua e molto politicizzata, che tende a fare un po' di polemica: ma siamo fiduciosi».

I posti sono già tutti operativi?

«No, siamo intorno alle 15 persone: abbiamo accolto minori provenienti dal centro Africa e dal Bangladesh, piccoli nuclei familiari, donne giovani, una di loro ha appena partorito all’ospedale di Modica».

Che significa aprirsi ufficialmente come istituzione, con l’inaugurazione di oggi?

«Significa ancora una volta farsi conoscere, spiegare l’ambito in cui opereremo, non solo nell’accoglienza delle persone: con l’aiuto della città di Scicli, consegnamo alle persone che ci sono affidate il dono di un progetto di vita. L’inaugurazione si svolgerà con un convegno, al quale partecipano anche ospiti internazionali come il pastore Müller dalle chiese della Vestfalia, al pastore Samuel Amedo, dell’Eglise Riforme du Maroc, la Caritas, e molti altri: parleremo di accoglienza, di integrazione, di flussi migratori. Oltre al convegno faremo anche una festa, alla sera balleremo insieme aiutati da un’associazione di Palermo che si occupa di tradizioni popolari, siciliane, europee e africane: un’occasione di riflessione è festa, com’è nel nostro Dna».

Dall’apertura del centro ad oggi ci sono stati i casi di Tor Sapienza e di Mafia Capitale?

«Tor Sapienza è una pagina triste della nostra Repubblica, probabilmente sottovalutata e trattata come un evento di cronaca per pochi giorni. Una pagina triste perché si coagulano in questi fenomeni di razzismo altri fenomeni, come la cosiddetta guerra tra poveri. Su Mafia Capitale, parlo da una terra dove non c’è solo l’ombra della mafia, ma c’è un pesante fardello che riguarda tutto, anche l’intervento sociale, perché significa appalti e soldi. In un periodo in cui si dovrebbe investire maggiormente nella riqualificazione dei territori, vediamo che i pochi soldi spesi vengono gestiti anche attraverso dinamiche mafiose. Non è una cosa nuova ma è il rischio che sempre abbiamo dal momento in cui lo Stato ha decide di farsi aiutare dai privati: il rischio è di affidare anche questo genere di attività in mani che possono essere gestite dalle mafie. Dobbiamo continuare a vigilare e a denunciare sempre. Quando viene fuori un’inchiesta si pensa che si risolva tutto lì, ma noi siciliani sappiamo benissimo che non è così semplice: qualche anno fa la sanità siciliana finì nell’occhio del ciclone, e oggi le inchieste sono ancora aperte. La finalità delle mafie è gestire denaro pubblico e potere pubblico, noi dobbiamo continuare a vigilare sulla legalità, indipendentemente dal fatto che noi, con Mediterranean Hope, operiamo con finanziamenti totalmente dell’Otto per mille [Valdese, ndr]».