Pra Catinat: dipendenti in agitazione

A rischio di chiusura il laboratorio in alta val Chisone, in ballo oltre 40 posti di lavoro

Fra il 1926 e il 1930 viene costruito in alta val Chisone il centro di Pra Catinat, nome derivato dal luogo poco distante dove il generale Nicolas de Catinat de La Fauconnerie passò nell’inverno del 1693, in una delle sue incursioni militari nelle valli piemontesi. Il Centro è composto da due grandi sanatori costruiti per la cura delle tubercolosi che negli anni ‘20 in Italia provocava ogni anno più di 60.000 morti. Il centro viene riconvertito negli anni ‘80 a centro di soggiorno e la gestione è affidata ad un Consorzio composto da Provincia di Torino, Comuni di Torino e di Fenestrelle, Comunità montana Valli Chisone e Germanasca. Successivamente entrano a far parte del Consorzio i Comuni di Pinerolo, Moncalieri, Asti e Rivoli. Il centro poi diventa un Laboratorio Didattico sull’Ambiente con un’attività prevalentemente rivolta al mondo della scuola.

Nel centro sono passate decine di migliaia di studenti ma oggi nuvole nere si stanno addensando sui due ex-sanatori. I lavoratori di Pracatinat s.c.p.a. si sono riuniti in assemblea sindacale il 16 gennaio perché venuti a conoscenza che la Giunta della Regione Piemonte ha deliberato la richiesta all’assemblea dei soci di avviare la liquidazione della società stessa.

I lavoratori nel loro documento

«manifestano la propria profonda contrarietà all’ipotesi, perché convinti che Pracatinat sia una società sana, che svolge da trent’anni una riconosciuta funzione educativa e sociale, non solo in ambito regionale, ospitando finora in soggiorni didattici residenziali circa 200.000 tra ragazzi e insegnanti e sviluppando numerosi e significativi progetti territoriali, ma in ambito nazionale, come riconosciuto e ribadito dalla Regione stessa in molteplici occasioni». La decisione è stata presa per una questione economica. Su questo punto il lavoratori precisano che «le passività degli ultimi anni sono dovute, non tanto ad una riduzione di attività, quanto all’impossibilità di compensare con contenimenti di costi e/o significativi aumenti di attività la continua riduzione di contributi da parte dei soci. In questi due ultimi anni è stato messo in atto dal Consiglio d’amministrazione in accordo con i lavoratori stessi, che si sono accollati pesanti sacrifici, una profonda azione di contenimento dei costi, che pur tuttavia non è risultata sufficiente a far fronte alla situazione, evidenziando come la società debba affrontare una difficoltà non passeggera ma strutturale. Si rende necessaria pertanto una profonda revisione della forma societaria e la definizione di una progettualità strategica».

I lavoratori ritengono che definire tale progettualità sia possibile e hanno richieste precise:

«la salvaguardia e il rilancio della funzione educativa e sociale di Pracatinat, in particolare in un momento in cui è indicata come centrale la relazione tra educazione e l’obiettivo di costruire una società sostenibile, intelligente ed inclusiva dall’Unione Europea (strategia Europa 2010) e dal progetto di “Una Buona scuola”; il superamento strutturale e definitivo dei meccanismi che producono passività; la salvaguardia dei posti di lavoro (circa 40 tra dipendenti e indotto); la salvaguardia del patrimonio edilizio e degli investimenti pubblici fatti in questi anni (circa 13 milioni di euro) e la richiesta di un tavolo di lavoro tecnico che veda il coinvolgimento diretto ed attivo dei lavoratori in modo che essi possano dare un contributo fattivo. Non comprendono invece l’accelerazione data dalla Regione alla situazione Pracatinat e solo ad essa, tanto più che pochi giorni fa il presidente Chiamparino ha indicato il mese di giugno come orizzonte temporale entro il quale tutte le partecipate piemontesi devono produrre piani industriali che ne attestino la solidità, procedendo in caso contrario alla chiusura delle realtà non sostenibili. Questo trattamento particolare ci sembra che evidenzi una completa insensibilità rispetto a questo territorio, a questa situazione aziendale ed ai servizi educativi e sociali forniti dalla società. Chiedono agli enti locali del pinerolese, alle organizzazioni sindacali, alle organizzazioni territoriali ed ai cittadini di dar voce anch’essi alla contrarietà circa la chiusura di un esperienza trentennale di qualità e del principale presidio lavorativo dell’alta val Chisone».

Nei prossimi giorni verranno attivate forme di sensibilizzazione come una petizione on line

 
Foto "Pracatinat002" di Francofranco56 - Opera propria. Con licenza Pubblico dominio tramite Wikimedia Commons.