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Rotelli sulla manifestazione sulla famiglia di Milano: «è sbagliato arroccarsi nella difesa di un solo modello famigliare»

Il 17 gennaio a Palazzo Lombardia, a Milano, si è svolto il convegno “Difendere la famiglia per difendere la comunità”, organizzato dalla Regione insieme a varie associazioni cattoliche. Durante il convegno, tacciato di omofobia da alcuni mesi, infatti, circa duemila manifestanti si sono radunati all’esterno del palazzo per rivendicare i diritti delle persone e delle coppie omosessuali. Sul palco dell’evento è salito un ragazzo di 22 anni che è stato cacciato con veemenza per aver chiesto ai partecipanti se conoscessero l’identità sessuale dei propri figli. Il sindaco Pisapia, che poche settimane prima aveva espresso la propria contrarietà ad accostare il logo dell’Expo al forum sulla famiglia, ha dichiarato di essere indagato per non aver cancellato le trascrizioni di matrimoni di coppie dello stesso sesso realizzati all’estero, come richiesto dal prefetto. Su queste notizie abbiamo chiesto un commento ad Antonio Rotelli, avvocato della Rete Lenford.

La famiglia tradizionale è stata difesa da questo forum, secondo lei?

«In questo momento c’è tanto nervosismo da parte di chi difende una famiglia chiamata tradizionale, che però rimanda all’idea che la famiglia possa essere costituita solo da un uomo e una donna con figli. Evidentemente la famiglia non è soltanto questo, non perché lo diciamo noi, ma perché lo dice la realtà: esiste una pluralità di modelli e fra questi ci sono anche famiglie composte da persone dello stesso sesso: in questo senso tutte le famiglie sono tradizionali e aspirano a un progetto di vita comune fatto di felicità, di amore e di assistenza reciproca; ecco perché è sbagliato arroccarsi in difesa di un unico modello».

Si è utilizzato anche il termine naturale, per descrivere un modello di famiglia preciso: i termini contano, ancora una volta.

«Dietro le parole c’è sempre una realtà: dietro naturale dovrebbe esserci il diritto di tutti. Le strutture sociali, anche la famiglia, esistono e hanno una funzione in quanto devono servire alle persone: se invece diventano delle gabbie fatte per escludere qualcuno, non hanno più senso, creano differenze tra i cittadini che non sono giustificabili. Il diritto naturale, per esempio, viene usato come arma contro qualcuno e questo non è accettabile. Dietro l’espressione naturale, non può esserci come realtà quel modello familiare che abbiamo detto non essere l’unico. Dietro la parola naturale vi è l’aspirazione di tutti ad avere la propria famiglia, sviluppare la propria personalità, crescere come persona all’interno di un nucleo che ci si è costruiti, diritto fondamentale di ogni persona».

Cosa pensa delle indagini su Pisapia?

«Come avvocato sono sicuro che il caso sarà archiviato: serve a fare notizia. La materia è molto tecnica, ma detto in parole semplici in Italia, a livello di procure e a livello di sindaci, vi è la convinzione che quanto dettato dal Ministro Alfano ai prefetti non abbia senso. Un conto è mettere in discussione che i sindaci possano trascrivere i matrimoni contratti all’estero, e chiunque voglia si rivolge alla Procura, che a sua volta si rivolge a un tribunale che ha la competenza per valutare se la legge è stata rispettata oppure no. Quello che certamente non si può fare è quello che vuole imporre il ministro Alfano, ovvero cancellare le trascrizioni che sono state fatte: i sindaci e i prefetti non possono farlo, perché non è loro competenza, ma è competenza del tribunale. La ragione c’è, perché la trascrizione non è un mero fatto burocratico, ma sottostanti ci sono i diritti delle persone, ed è un giudice che ne tutela i diritti: se un sindaco fosse contrario a un matrimonio interazziale o interreligioso, potrebbe rifiutarsi di trascriverlo o lo cancellerebbe, e non sarebbe giusto. Ecco perché Pisapia ha fatto bene a non cancellare la trascrizione come gli ha imposto il prefetto: la notizia è inconsistente».

Serve a spaventare altri sindaci e fare pressioni politiche?

«Esattamente. Le nostre procure sono cariche di lavoro, e anche aver presentato un esposto comporta alla procura la creazione di un fascicolo: non c’è l’interesse a una condanna, ma c’è l’interesse a dire che Pisapia (o qualunque altro sindaco), è indagato. Quel procedimento potrebbe durare per degli anni visto che la procura ha altri fascicoli da portare avanti».

A volte pare che la lotta ai diritti Lgbt si faccia attraverso le leggi e i cavilli in tribunale. Che ne pensa?

«C’è una differenza tra legge formale e diritto. La prima la fa il Parlamento, mentre il diritto si compone della legge formale e dell’interpretazione che viene data delle leggi da parte dei magistrati, ma anche delle prassi amministrative, dei regolamenti. Il nostro ordinamento vive del compenetrarsi di questi vari livelli. Ci sono stati tentativi di scrivere leggi che non lasciassero spazio all’interpretazione, come il codice prussiano. Sono sistemi che sono crollati, perché è inevitabile che la legge debba essere interpretata e adattata alla realtà che deve governare. La lettura del testo normativo può anche cambiare nel tempo: si pensi alla Costituzione, che oggi riesce a garantire diritti che quando è stata scritta non c’erano (come il diritto alla privacy). C’è una sistematizzazione di tutti quei diritti che vengono a galla, che in passato non riuscivano a farlo: questo porta a chiedersi come le leggi si applicano a queste nuove realtà».

Copertina: "Roberto Maroni-Festival dell'Economia 2" by Niccolò Caranti - Lastno delo. Licensed under CC BY-SA 3.0 via Wikimedijina Zbirka.