Per un carcere più umano

Commentiamo con Franco Corleone, Garante delle carceri della Toscana, la sentenza che ha stabilito uno sconto di pena ed un indennizzo per un detenuto a causa delle inumane condizioni cui era costretto

«Una sentenza importante, che insieme ad altre di questo periodo, può segnare un cambio di passo nella presa in carico della gestione del sistema carcerario italiano». In questo modo Franco Corleone, ex sottosegretario alla Giustizia e parlamentare europeo, attualmente Garante per i detenuti nelle carceri della Toscana, commenta la notizia dello sconto sul periodo da trascorrere in galera e del risarcimento economico assegnati ad un detenuto del carcere di Sollicciano, alle porte di Firenze, per le condizioni inumane e degradanti in cui ha scontato la pena, in violazione delle regole europee sui diritti umani sanciti dalla Cedu, la Convenzione Europea dei Diritti Umani appunto. Corleone da trent’anni si occupa di questioni carcerarie, da sottosegretario ha seguito l’iter di molte leggi importanti in materia, da quelle sull’incompatibilità della detenzione per le detenuti madri e per i malati di Aids a quelle per il lavoro dei carcerati, e ha coordinato vari progetti di riforma dei regolamenti di esecuzione delle pene. Una vita dentro le carceri quindi. Tanti anni per non sapere che «la cosa più importante da fare di fronte alle richieste dei detenuti che segnalano le spesso disastrose condizioni in cui sono costretti a vivere è una sola: dare loro una risposta.

Per chi vive dietro le sbarre, costretto in pochi metri, è troppo doloroso vedere cadere nel vuoto i propri appelli, tanto più quando questi non fanno altro che chiedere ciò che in una paese civilizzato dovrebbe essere la normalità». E per normalità si intendono spazi vitali, servizi igienici e di riscaldamento funzionanti. «Non si dovrebbe ridurre l’enorme problema carcerario che si vive in Italia ad una questione di metri quadrati. E’ l’intero concetto di pena che va ripensato, se vediamo carceri intasate da persone che hanno compiuto piccoli o piccolissimi reati, furti o spaccio di modesta entità, spesso per disperazione. Ma se non si risolvono prima i problemi di base, inutile parlare di altro». La sentenza del magistrato di sorveglianza Susanna Raimondo ha riconosciuto uno sconto di pena di quaranta giorni ed un indennizzo economico di poco meno di quattromila euro, accogliendo i rilievi relativi alla metratura insufficiente e ad una generale situazione di degrado (escrementi di piccione, muffe sui materassi, presenza di scarafaggi, assenza di acqua calda, meno di quattro ore di passeggio al giorno) che rendeva per l’appunto inumana la detenzione. «Mi viene da dire “C’è un giudice a Berlino!” proprio perché è da questi esempi che bisogna partire e sono questi esempi che danno speranza ai carcerati che qualcosa potrà cambiare. Ripongo fiducia anche negli stati generali sulle carceri che il ministro della Giustizia Orlando ha convocato ad aprile.

Sarà quella un’ottima occasione per affrontare di petto le valutazioni su misure alternative alla detenzione (che può essere domiciliare o di messa in prova ad esempio) e sul concetto stesso di pena, a quarant’anni dalla riforma penitenziaria». La sentenza di Firenze potrebbe aprire la strada ad una raffica di altri ricorsi da parte dei detenuti, di questo Corleone è cosciente: «credo e spero proprio di si. L’Italia è già stata condannata nel 2013 dalla Corte europea per i trattamenti inumani e le condizioni degradanti delle nostre carceri, e su quella base è stato presentato il ricorso in questione. Altri ne erano già stati presentati in passato ma erano stati respinti: ora si deve voltare pagina e il governo non potrà trascurare la questione. Altrimenti altri ricorsi del genere avranno esito positivo».

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