Stato e chiesa nel cantone di Berna

Al vaglio una modifica della legge di relazione fra i due soggetti: i pastori non sarebbero più pagati dallo stato, ma dalle chiese. Le varie reazioni

Tradotto da protestinfo

Il governo cantonale bernese sta considerando una revisione totale della legge sulle relazioni fra Stato e Chiesa, compreso il trasferimento del personale ecclesiastico, oggi a carico del pubblico, alle Chiese nazionali che ne dovrebbe pagare gli stipendi. Questa iniziativa è stata accolta in diversi modi dai principali attori coinvolti.

Christoph Neuhaus, consigliere di stato e direttore degli affari ecclesiastici del cantone di Berna  ricorda innanzitutto «le strette relazioni da sempre intercorse fra chiesa e stato in queste terre. Per questo motivo ha senso muoversi subito per una revisione totale della legge in questione. Le critiche a noi rivolte di voler solamente risparmiare con questa operazione non mi paiono concrete. Nel quadro complessivo della riforma se attueremo i cambiamenti necessari le chiese ne usciranno rafforzate e saranno in posizione di forza nell’elaborazione dei futuri processi relazionali. Capisco lo straniamento che può colpire i responsabili ecclesiastici ma posso garantire loro che lo stato sarà sempre l’interlocutore privilegiato, ed avrà sempre a cuore le sorti delle chiese in esso rappresentate. La società civile ci chiede però cambiamenti, e le chiese che sono profondamente interconnesse con il mondo devono recepire questa volontà di cambio di passo».

Michael Graf è pastore ed è presidente della sezione Berna-Giura-Soletta della società pastorale svizzera: «In quanto società pastorale non abbiamo alcuna obiezione nella prevista revisione della legge sulle chiese. Noi possiamo dare il nostro contributo nell’organizzare ancora meglio di oggi le relazioni fra i due soggetti, ed abbiamo a cuore il buon successo delle politiche religiose e inclusive che il cantone si appresta a varare. Un aspetto però critico è quello del pagamento del personale ecclesiastico, che il governo bernese intende accollare in toto alle chiese, sostanzialmente al fine di risparmiare denaro. In quanto associazione di professionisti abbiamo la responsabilità verso i nostri membri, dunque verso i 450 pastori del cantone di Berna che devono poter continuare ad esercitare la propria missione nelle migliori condizioni possibili. Vari studi dimostrano come le chiese, una volta inserite al meglio nella società, portano molto più valore aggiunto rispetto ai costi che uno stato deve sopportare, per cui vanno migliorate queste interazioni, e non cambiate le regole di ingaggio».

Andreas Zeller, presidente del consiglio sinodale delle chiese riformate di Berna-Giura-Soletta ricorda «la difficoltà per le chiese di reperire il denaro necessario per il pagamento dei pastori, per cui va considerata almeno una compartecipazione cantonale o una diversa modalità di riscatto delle imposte ecclesiastiche. Ogni franco investito in attività di chiesa rende fino a due o tre volte tanto, per cui  queste ultime sono un valore aggiunto per la società in cui operano indipendentemente che i cittadini siano membri di chiesa o meno. Al di là dei problemi finanziari auspico che i nostri pastori possano continuare a fare al meglio ciò che dovrebbero: predicare l’Evangelo, praticare la Diaconia e l’edificazione comunitaria». 

Il dibattito è aperto e le posizioni seppur distanti sono caratterizzate dall’estremo desiderio di giungere ad una soluzione condivisa.

Copertina: http://oecumenisme.egliserefberne.ch/