Sfogliando i giornali del 5 maggio

Migliaia i migranti a rischio deportazione in Libia, i nuovi colloqui di pace sulla Siria riprendono a Ginevra, l’Arabia Saudita potrebbe indire una tregua umanitaria in Yemen, i gruppi armati si impegnano a liberare migliaia di bambini soldato in Repubblica Centrafricana, se ne vanno le squadre di soccorso indiane in Nepal

01 – Libia, sono migliaia i migranti a rischio deportazione

I responsabili del governo di Tripoli, non riconosciuto dalla comunità internazionale, ha affermato ieri che sono tra i 5000 e i 7000 i migranti rinchiusi nei centri di detenzione nei pressi di Tripoli e Misurata. Si tratta di persone che avevano tentato di raggiungere l’Europa attraverso il Mediterraneo e che sono stati fermati sulle coste o nelle prime miglia di mare. Secondo Mohammed Al Kuwiri, incaricato dal governo di Tripoli per combattere le migrazioni illegali di persone, i migranti «sono rinchiusi da mesi in 16 centri» perché le autorità non hanno i mezzi per deportarli nei paesi d’origine, perlopiù subsahariani. Secondo Al Kuwiri «I paesi europei devono aiutarci a riportare a casa i migranti mettendo a disposizione i loro aerei». Dalla Libia nel 2014 sono state deportate oltre 25.000 persone, mentre quest’anno i rimpatri forzati sono stati soltanto 1651.

02 – Siria, i nuovi colloqui di pace riprendono a Ginevra

Rinviati di un giorno rispetto agli annunci e alle previsioni, riprendono oggi a Ginevra i nuovi colloqui di pace sulla Siria. L’inviato delle Nazioni Unite Staffan de Mistura incontrerà separatamente i delegati del governo siriano e di alcuni gruppi ribelli, oltre alle potenze regionali, tra cui la Turchia e l’Iran, mentre gruppi jihadisti come lo Stato islamico e il Fronte al Nusra non sono stati invitati al tavolo dei negoziati. I nuovi colloqui coincidono con la pubblicazione di un rapporto di Amnesty international che accusa ancora una volta il governo e i ribelli di crimini di guerra nella città di Aleppo. L’uso di barili bomba, sganciati dalle forze governative su ospedali, moschee e scuole, e i razzi pieni di gas lanciati in modo disordinato dai gruppi ribelli costituiscono infatti crimini che la Corte penale internazionale potrebbe sanzionare al termine del conflitto. Nel rapporto si racconta anche di torture, detenzioni arbitrarie e sequestri commessi da entrambe le parti.

03 – Yemen, l’Arabia Saudita potrebbe indire una tregua umanitaria

Alla vigilia del vertice tra il governo dell’Arabia Saudita e il segretario di stato statunitense John Kerry, la coalizione a guida saudita potrebbe interrompere i bombardamenti contro i ribelli houthi nello Yemen per consentire la distribuzione di aiuti alla popolazione. Lo ha annunciato il ministro degli esteri Al Jubeir, comunicando anche che l’Arabia Saudita ora consulterà gli altri partecipanti alla coalizione per decidere se sospendere oppure no le operazioni cominciate il 26 marzo. Intanto gli scontri nel sud del paese tra i ribelli houthi e le milizie alleate del presidente Hadi si sono intensificati, provocando almeno 30 vittime tra i civili.

04 – Repubblica Centrafricana, i gruppi armati si impegnano a liberare migliaia di bambini soldato

Durante una cerimonia pubblica svoltasi questa mattina nella capitale Bangui, i capi di otto gruppi armati attivi sul territorio della Repubblica Centrafricana si sono impegnati a liberare migliaia di bambini soldato. La notizia, confermata dall’Unicef, riguarda almeno 6.000 bambine e bambini impiegati nei combattimenti ma anche come messaggeri, cuochi o schiavi sessuali. Secondo altre fonti, invece, si parla di almeno 10.000 minori. Inoltre, i leader dei gruppi armati hanno aderito anche a un accordo per fermare il reclutamento di nuovi bambini soldato. La Repubblica Centrafricana si trova in una situazione di conflitto da oltre un anno e mezzo, con scontri tra i miliziani anti-balaka, in parte cristiani, e quelli Séléka, in parte musulmani, che nel 2013 avevano deposto il presidente François Bozizé prendendo il potere. Nonostante la formazione di un governo di transizione guidato da Catherine Samba-Panza, dall’inizio di ottobre le violenze tra i gruppi si sono intensificate.

05 – Nepal, se ne vanno le squadre di soccorso indiane

Dopo la richiesta avanzata ieri dal governo nepalese, le prime squadre di soccorso indiane hanno cominciato a lasciare il paese. Le autorità del Nepal, pur ringraziando per il contributo, avevano criticato l’eccessiva presenza di squadre di soccorso straniere di aver messo in crisi la già scarsa logistica possibile nel dopo–sisma. La necessità, secondo il governo, è ora di garantire un livello minimo di sussistenza a centinaia di migliaia di senzatetto in vista dell’avvio della stagione delle piogge fra tre settimane. Degli otto milioni di nepalesi coinvolti dal sisma, almeno due milioni avranno bisogno per un periodo di tre mesi di tende, cibo, acqua potabile e medicine. Si calcola che 1,7 milioni di bambini siano in condizioni di forte rischio per la salute nelle aree più colpite e in parte ancora isolate e sono mezzo milione quelli di cui è in corso la vaccinazione contro il morbillo. Inoltre, la riapertura delle scuole, prevista per il 15 maggio, sarà quasi sicuramente rinviata a causa della situazione delle strade e degli edifici scolastici: si calcola infatti che siano quasi 670 le scuole distrutte dal terremoto, mentre altre 2.200 sono parzialmente danneggiate e comunque non utilizzabili.

Foto "2015 Nepal depremi (7)" by Hilmi Hacaloğlu - http://www.amerikaninsesi.com/media/photogallery/2739517.html. Licensed under Public Domain via Wikimedia Commons.