Essere madre nel mondo

La classifica di Save The Children sul benessere materno-infantile 

Save The Children, organizzazione internazionale che si dedica all’infanzia, ogni anno redige un rapporto sulla condizione delle madri. La sua sedicesima edizione è stata presentata in occasione dell’Expo 2015, a Milano: prende in considerazione 179 paesi, e affianca all’analisi una classifica del benessere materno e infantile. Questa volta, dunque, l’accento non è sui minori soli, orfani o abbandonati, ma sul nucleo familiare primordiale per antonomasia, quello composto da madre e figlio. Marco Guadagnino, della divisione programmi internazionali dell’organizzazione, ci ha spiegato perché.

Save the children si occupa di bambini e bambine: perché è importante parlare anche delle madri?

«Il benessere dei bambini, almeno fino a 5 anni, è intimamente legato al benessere delle madri, al loro stato di salute, alla loro possibilità di far parte di un percorso di scolarizzazione. Per questo ogni anno ci concentriamo anche sulle madri. Questo non solo nella ricerca ma anche nella maggioranza dei nostri progetti e interventi nel mondo».

Quali sono le situazioni peggiori?

«I luoghi di conflitto sono luoghi in cui il benessere delle madri e dei figli va sempre più riducendosi. Nella classifica che propone il rapporto, gli ultimi posti sono occupati da paesi che vivono una situazione di conflitto più che decennale, strutturale: l’ultimo posto è per la Somalia, il peggior luogo al mondo per essere madre, seguito da una lunga lista di paesi dell’Africa subsahariana; ma ci sono paesi che stanno scalando verso il basso questa classifica molto velocemente, come la Siria».

Quali sono i dati più importanti?

«Quest’anno il nostro focus si è concentrato sulle grandi aree urbane, un argomento di cui si parla ancora troppo poco: i flussi di popolazione verso queste aree negli ultimi decenni hanno avvicinato alle grandi città milioni di persone, portandole là dove è molto più difficile avere accesso all’educazione o ai servizi sanitari. In molti di questi luoghi la possibilità di morire per madri e bambini, si duplica, talvolta si triplica. A Dacca, in Bangladesh, il rischio di non arrivare ai 5 anni è tre volte superiore per i bambini più poveri delle periferie, rispetto a quelli che vivono in altre aree della città: sono dati di cui dobbiamo tener conto, perché nei prossimi decenni la popolazione mondiale sarà sempre più urbanizzata. Le sterminate baraccopoli intorno alle città, luoghi senza servizi sanitari in cui è impossibile andare a scuola, sono anche luoghi in cui si rompono quelle reti di relazioni che, forse, nelle aree remote e nei villaggi garantiscono di arrivare alla sopravvivenza. I grandi paesi del Nord Europa da decenni sono in cima a queste classifiche: la Norvegia è il posto migliore per essere madre e presenta tutti i valori migliori. Un buon posto anche per la Spagna, che entra nei primi dieci».

E in Italia?

«Il nostro Paese è al dodicesimo posto, in leggera flessione rispetto all’anno scorso per via della partecipazione delle donne al governo nazionale. Questo è uno dei nostri indicatori insieme alla posizione economica, alla scolarizzazione, al benessere dei bambini e alla salute materna. Il Paese è nella parte alta, ma c’è una discesa anche per via dei dati relativi allo studio e alla scolarizzazione, si passa dalla media di 16,3 anni di formazione scolastica ai 16. Stabili i dati sul tasso di mortalità materna, perde la vita una madre ogni 17.000».

Questo rapporto è stato presentato Expo, dove Save The Children ha un padiglione dedicato: cosa significa essere lì?

«Dopo una lunga riflessione abbiamo deciso di accettare questa sfida. Abbiamo un padiglione molto grande, posto in una posizione molto centrale, di grande visibilità, dove raccontiamo cosa facciamo quotidianamente con i nostri interventi di lotta alla mal nutrizione. I nostri educatori accolgono i visitatori, le scuole, i genitori: c’è la possibilità di immedesimarsi nei bambini con i quali lavoriamo in giro per il mondo e capire i problemi legati alla nutrizione. È importante riscoprire cibi nutritivi che possono cambiare il destino di 200 milioni di bambini che oggi vivono gravi forme di malnutrizione».

 

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Copertina: Hannah Maule-Ffinch/Save the Children