Sfogliando i giornali dell'8 maggio

Le Nazioni Unite non hanno ricevuto i fondi promessi per il Nepal, secondo una corte d’appello Usa le intercettazioni dell’Nsa sono illegali, chiude uno dei due ospedali di Aleppo, il dipartimento di giustizia apre un’indagine sulla polizia di Baltimora, le Nazioni Unite chiedono più tempo per l’accordo di pace in Mali

01 – Nepal, le Nazioni Unite non hanno ricevuto i fondi promessi

Questa mattina, il coordinatore degli aiuti per il Nepal, Jamie McGoldrick, ha parlato di «una lotta contro il tempo per raggiungere gli abitanti delle regioni meno accessibili – spesso possibile soltanto a piedi a causa della mancanza di strade – prima dell’arrivo della stagione dei monsoni a giugno». Ma la vera corsa, secondo le Nazioni Unite, è quella verso la raccolta dei fondi per gestire l’emergenza per le vittime del terremoto. All’indomani del sisma, infatti, i governi si erano impegnati a fornire 415 milioni di dollari, pari a circa 370 milioni di euro, ma finora ne sono arrivati soltanto 22,4. Il terremoto del 25 aprile, che ha causato 7.800 morti accertati e circa 16.000 feriti, ha anche distrutto oltre 300.000 abitazioni.

02 – Stati Uniti, secondo una corte d’appello le intercettazioni dell’Nsa sono illegali

Una corte d’appello degli Stati Uniti ha stabilito che le intercettazioni effettuate dall’agenzia governativa Nsa, sigla che indica la National Security Agency, sono illegali. Secondo i giudici, infatti, il programma della Nsa, che ha permesso di raccogliere i tabulati telefonici di milioni di cittadini statunitensi, non è stato autorizzato in alcun modo dal congresso. La decisione capovolge una sentenza del 2013, secondo la quale il programma dell’agenzia federale rispettava la costituzione. Il programma di intercettazioni della Nsa era stato denunciato per la prima volta nel 2013 dall’ex analista dell’agenzia, Edward Snowden, che ha diffuso una serie di documenti riservati pubblicati da quotidiani come The Guardian e Washington Post. La Nsa è accusata anche di aver spiato i leader di diversi paesi stranieri.

03 – Siria, chiude uno dei due ospedali di Aleppo, colpito dalle bombe

Uno dei due principali ospedali di Aleppo ha sospeso le sue operazioni dopo i bombardamenti della scorsa settimana. Medici Senza Frontiere, che si trova nell’area, ha riferito che l’ospedale è stato sottoposto a bombardamenti dell’aviazione governativa, mentre i ribelli hanno lanciato colpi di mortaio in zone residenziali controllate da Assad. La struttura forniva servizi essenziali per oltre 40.000 persone, e nel solo mese di marzo l’ospedale aveva effettuato oltre 300 interventi chirurgici. Si tratta della seconda struttura sanitaria della città a chiudere nel giro di un mese: il 17 aprile scorso, infatti, un centro medico gestito da Msf aveva dovuto cedere alle crescenti violenze. Prima del conflitto il sistema sanitario siriano era considerato il migliore del Medio Oriente, ma dal 2011 in poi è stato progressivamente distrutto.

04 – Stati Uniti, il dipartimento di giustizia apre un’indagine sulla polizia di Baltimora

Il dipartimento di giustizia degli Stati Uniti ha annunciato l’avvio di un’indagine per stabilire se la polizia di Baltimora abbia agito o meno in modo corretto nel caso di Freddie Gray, il giovane afroamericano di 25 anni morto per le ferite riportate dopo essere stato arrestato. L’indagine era stata chiesta dalla sindaca di Baltimora, Stephanie Rawlings-Blake, dopo le proteste e i disordini che hanno segnato la città in seguito alla morte di Gray. Il dipartimento della giustizia ha già avviato un’indagine per stabilire se i diritti civili di Gray siano stati violati, mentre i 6 agenti coinvolti nell’arresto sono stati incriminati con l’accusa di omicidio.

05 – Mali, le Nazioni Unite chiedono più tempo per l’accordo di pace

La possibilità di firmare l’accordo di pace che dovrebbe porre fine al conflitto nel nord del Mali potrebbe restare aperta anche dopo il 15 maggio, data della cerimonia ufficiale che si terrà a Bamako. Lo ha suggerito il capo della missione Onu nel paese, Mongi Hamdi, dichiarando che «concordiamo tutti sul fatto che l’accordo dovrà essere firmato il 15, è la decisione della comunità internazionale, ma dobbiamo anche lasciare la porta aperta per chi vorrà siglarlo in seguito». I dubbi principali, in questa fase, sono legate alle decisioni che potranno essere prese dal Coordinamento dei movimenti dell’Azawad, coalizione di gruppi a dominante tuareg che ha rifiutato alcune parti del piano concordato nei mesi scorsi. Le ostilità nel nord, intanto, sono riprese con intensità maggiore rispetto agli ultimi mesi, coinvolgendo anche civili e operatori delle forze Onu.

Foto di Domenico via Flickr | Licenza CC BY-ND 2.0