Coppie “miste”: una ricchezza

Rubrica «In cammino verso l’unità della chiesa» della trasmissione di Radiouno «Culto evangelico» curata dalla Fcei, andata in onda domenica 11 ottobre

Si è aperto il 4 ottobre il Sinodo dei vescovi cattolici sulla famiglia, che dovrà affrontare temi scottanti come la pastorale dei divorziati e le coppie omosessuali. In attesa di capire come si orienterà il dibattito, vorrei attirare la vostra attenzione su un tema di cui ci si occupa poco: le coppie interconfessionali, cioè quelle dove un coniuge è cattolico e l’altro appartiene a un’altra chiesa cristiana (protestante, anglicana o ortodossa). Può sembrare un aspetto secondario, ma in realtà tocca, nel mondo, milioni di famiglie; e a causa delle migrazioni il loro numero è in aumento anche nel nostro Paese.

Nelle linee guida per il Sinodo ci si chiede se la normativa attuale in vigore nella chiesa cattolica «permette di dare risposte valide alle sfide poste dai matrimoni misti e da quelli interconfessionali». Nella relazione del Sinodo dell’anno scorso il tema viene menzionato nella sezione intitolata «Curare le famiglie ferite».

Ecco: ma una coppia interconfessionale va considerata come una «famiglia ferita»? Secondo la Rete internazionale delle famiglie interconfessionali, che raccoglie una sessantina di gruppi in vari paesi del mondo, la risposta è no: le famiglie interconfessionali non sono famiglie «problematiche»: al contrario, rappresentano una ricchezza e una risorsa da valorizzare. È quello che la Rete ha scritto al Sinodo, con l’intenzione di attirare l’attenzione dei vescovi cattolici sul contributo che molte di queste coppie, impegnate in entrambe le chiese di appartenenza, offrono al cammino verso l’unità.

Nel loro patto matrimoniale, infatti, le coppie interconfessionali formano un’unica «chiesa domestica», incarnando e anticipando l’unità cristiana. Esse condividono con i loro figli le ricchezze particolari di entrambe le chiese di appartenenza, sottolineando l’unità della diversità. Ma spesso queste famiglie vengono emarginate, sono considerate come un problema, hanno difficoltà con l’educazione religiosa dei figli e con la condivisione eucaristica. Condividono il pane quotidiano, ma sono separate alla mensa del Signore…

La speranza della Rete delle famiglie interconfessionali – e anche la nostra – è che esse smettano di essere trattate come casi problematici, e la loro ricchezza sia finalmente riconosciuta.

P.S.: In questa nota radiofonica avrei voluto rendere omaggio a don Mario Polastro, recentemente scomparso, che tanto ha fatto, in Italia, per le famiglie interconfessionali (vedi l’articolo di Bruno Rostagno sul n. 37, p. 13). Purtroppo i rigidi limiti del tempo a disposizione non me lo hanno consentito: lo faccio dalle pagine di Riforma.

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