Niente eucaristia per le coppie “miste”

Rubrica «In cammino verso l’unità della chiesa» della trasmissione di Radiouno «Culto evangelico» curata dalla Fcei, andata in onda domenica 8 novembre

Si è concluso da poco il Sinodo dei vescovi cattolici sulla famiglia, e da molte parti si tenta un bilancio: c’è chi è entusiasta, chi moderatamente soddisfatto, chi deluso. Per parte nostra il mese scorso, a Sinodo appena iniziato, avevamo parlato delle coppie miste o interconfessionali, quelle dove un coniuge è cattolico e l’altro appartiene a un’altra chiesa cristiana. Esprimevamo l’auspicio che esse non siano più considerate come casi problematici e che si apra alla possibilità di una piena partecipazione all’eucaristia del coniuge non cattolico.

Le nostre speranze sono state frustrate: anche se il Sinodo ha avuto qualche parola di apprezzamento per «l’intrinseco valore» e «l’apporto che [le famiglie interconfessionali] possono dare al movimento ecumenico» (citazione dall’esortazione apostolica Familiaris Consortio, 1981), la Relazione finale ribadisce quanto previsto dal Direttorio ecumenico del 1993, e cioè che «sebbene gli sposi di un matrimonio misto abbiano in comune i sacramenti del battesimo e del matrimonio, la condivisione dell’Eucaristia non può essere che eccezionale».

Eppure c’erano state varie proposte di apertura. Una, dalla Gran Bretagna, ipotizzava che i coniugi anglicani fossero autorizzati «d’ufficio» a partecipare all’eucarestia cattolica: proposta però subito bocciata dall’arcivescovo cattolico di Birmingham (Bernard Longley, che tra l’altro è il co-presidente della Commissione internazionale di dialogo tra anglicani e cattolici). Invece i vescovi tedeschi, nella loro risposta al questionario pre-sinodale, osservavano che in Germania «nell’oltre 40% dei matrimoni in cui uno dei partner è cattolico l’altro appartiene a un’altra confessione cristiana, in genere a quella evangelica» e che «l’esclusione dalla comunione del partner di un’altra confessione viene considerata un ostacolo, in particolare per l’educazione cristiana dei figli». E concludevano chiedendosi: «Non hanno forse i matrimoni misti […] un grande bisogno spirituale che nel caso singolo permetterebbe l’ammissione all’eucaristia del partner non cattolico?».

Il Sinodo, per ora, ha fermato queste aperture. Ma fino a quando? Alla base delle chiese continua il fermento di chi chiede il superamento della scandalosa divisione dei cristiani alla mensa eucaristica. Come il gruppo ecumenico che, domenica scorsa, è stato invitato a partecipare alla Cena del Signore durante il culto comune delle chiese evangeliche di Torino per la Domenica della Riforma. «Questo invito», ha detto il portavoce del gruppo, è l’occasione per ricordare insieme «un momento importante della storia di tutti noi, che seppure ha portato divisioni, molto più ha donato ricchezza, stimolo, crescita reciproca».

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