Il Cristianesimo non è stato un incidente, ma è parte del piano di Dio

È quanto si legge in una dichiarazione rilasciata da un gruppo di rabbini ortodossi 

28 rabbini, per lo più dell’ala più liberale della tradizione ebraica ortodossa, hanno rilasciato una dichiarazione nella quale si afferma che il Cristianesimo non è stato un incidente, ma è parte del piano divino di Dio.

La dichiarazione, intitolata «Fare la volontà del Padre Nostro in cielo: verso un partenariato tra ebrei e cristiani», segna un cambiamento significativo che pone il Cristianesimo in una nuova prospettiva e apre la strada a ulteriori relazioni interreligiose.

Se prima infatti la cooperazione ebraico-cristiana era limitata alle questioni sociali, economiche e politiche, questo documento afferma che il Cristianesimo ha uno scopo teologico ed escatologico.

«Come Maimonide e Yehudah Halevi, riconosciamo che il cristianesimo non è né un incidente né un errore, bensì l’esito dovuto alla volontà di Dio e dono alle nazioni», dice la nota che prosegue: «Separando ebraismo e cristianesimo, Dio ha voluto una separazione tra interlocutori con significative differenze teologiche, non una separazione tra nemici».

La dichiarazione è stata pubblicata il 3 dicembre, alla vigilia della presentazione in Vaticano del nuovo documento della Commissione per i rapporti religiosi con l’ebraismo dedicato al 50° anniversario della dichiarazione Nostra Aetate, uno dei documenti del Concilio Vaticano II, pubblicata nel 1965, in cui si rifiuta ogni forma di antisemitismo, si afferma l’eterna alleanza tra Dio e il popolo ebraico, si respinge il deicidio e viene sottolineato il rapporto unico tra cristiani e ebrei.

Il testo è stato diffuso sul sito del Centro per la comprensione e la cooperazione ebraico-cristiano ed è firmato da rabbini alla guida di importanti comunità e istituzioni in diversi Paesi: quattordici sono di Israele; i restanti operano negli Stati Uniti, in Germania e in Svizzera. Nella lista figurano inoltre Shmuel Sirat (Francia), Simon Livson, rabbino capo di Finlandia, e il rabbino capo di Serbia, Isak Asiel.

«La vera importanza di questa dichiarazione ortodossa è che essa richiede la collaborazione fraterna tra i capi religiosi ebrei e cristiani, ma anche il riconoscere lo status teologico della fede cristiana. Ebrei e cristiani devono essere in prima linea nell’insegnare i valori morali fondamentali per il mondo», ha detto il rabbino Shlomo Riskin, fondatore del Centro per la comprensione e la cooperazione ebraico-cristiano (Cjcuc).

«Oggi gli ebrei sperimentano amore sincero e rispetto da parte di molti cristiani, espressi attraverso numerose iniziative di dialogo, incontri e conferenze in tutto il mondo», prosegue la dichiarazione.

«Ora che la Chiesa cattolica ha riconosciuto l'eterna Alleanza tra Dio e Israele, noi ebrei possiamo riconoscere la costante validità costruttiva del cristianesimo come nostro partner nella redenzione del mondo, senza temere che ciò possa essere sfruttato per fini missionari».

La dichiarazione si conclude affermando: «Il nostro partenariato non sminuisce in alcun modo le differenze che perdurano tra le due comunità e le due religioni. Crediamo che Dio ricorra a molti messaggeri per rivelare la sua verità, mentre affermiamo i doveri etici fondamentali che tutte le persone hanno dinanzi a Dio, che l’ebraismo ha sempre insegnato attraverso l’alleanza noetica universale. Nell’imitare Dio, ebrei e cristiani devono dare esempio di servizio, amore incondizionato e santità. Siamo tutti creati a immagine santa di Dio, ed ebrei e cristiani rimarranno dediti all’Alleanza svolgendo insieme un ruolo attivo nel redimere il mondo».

Foto  "Reading from the Torah at the Western Wall" by Brian Jeffery Beggerly from S'pore (Singapore), Singapore - IMG_1231. Licensed under CC BY 2.0 via Wikimedia Commons.

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