Carceri, l’Italia non più sotto osservazione

Lo studio annuale dell’Unione europea tratteggia la situazione dei detenuti nel nostro continente. Fra sorprese e dati interessanti

Si chiama Space ma di spaziale ha ben poco. Si tratta del rapporto annuale stilato dall’Unione europea sullo stato delle carceri nel nostro continente, quanto di più distante dalle stelle possa esistere. Ma la situazione lentamente sta migliorando nella vecchia Europa, e un po’ a sorpresa l’Italia non è messa così male, o meglio sta cercando di mettere in atto misure di contenimento del sovraffollamento che stanno iniziando a dare frutti. Entriamo un po’ nel dettaglio dei dati dello studio pubblicato nella giornata di ieri 8 marzo, e relativo all’anno 2014 (evidentemente le operazioni di reperimento dati su un tema così sensibile non è semplicissimo nei 50 paesi che compongono l’intera Europa): la popolazione carceraria in Europa supera di poco 1 milione e seicentomila unità, il 5% donne, un calo del 7% rispetto al 2013. Diminuisce quindi leggermente il sovraffollamento medio che passa da 96 a 94 detenuti per 100 posti disponibili. L’Italia su questo fronte deve ancora migliorare avendo una densità carceraria di 110 detenuti per ogni 100 posti disponibili, dato comunque in forte calo rispetto ai 148 del 2013. In pratica la popolazione carceraria italiana è nel 2014 formata da 54 mila persone mentre i posti disponibili sono 45 mila. Continuano quindi ad essere troppi ma hanno subito un calo del 17% in un anno, il dato più consistente dell’intera Unione, che ha avuto come conseguenza immediata la chiusura della procedura di osservazione di Bruxelles, aperta all’indomani della sentenza Torreggiani che obbligava il nostro Paese a impegnarsi seriamente sul fronte della diminuzione dei detenuti e su quello della loro tutela. Siamo all’undicesimo posto su questo fronte, meglio di Francia e Spagna ad esempio. Nel continente è lo spaccio di droga il motivo principe per cui si varcano le soglie dei penitenziari (16,5%), seguito dai furti (14%) e omicidi (12,3%). In Italia la severa legislazione sul tema degli stupefacenti fa sì che siano il 35% i detenuti per questo motivo, e anche più alta da noi è la media degli omicidi (18%). Il problema del nostro paese è in primis quello del numero di persone in carcere in attesa di giudizio definitivo, il 31% contro una media europea del 24%.

In Ue crescono le condanne a 10 o più anni, quelle gravi, che passano in un anno dall’11% al 14%.

Altro dato drammatico è quello dei suicidi, pari al 20% di tutti i decessi che avvengono in prigione.

Il rapporto è consultabile ed è ricco di dati e spunti interessanti.

La Federazione delle chiese evangeliche in Italia affronta la questione carceraria con una commissione ad hoc che ha fra i propri scopi quello di monitorare la situazione nel nostro paese con un’attenzione particolare alla possibilità per i detenuti di disporre della presenza del Ministro di culto della religione professata. Un recente convegno a Roma si è proprio occupato delle presenze delle minoranze in carcere, siano esse religiose, sociali, di genere, etniche.

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