Gratitudine e gioia

Un giorno una parola – commento a Deuteronomio 8, 10

Mangerai dunque e ti sazierai e benedirai il Signore, il tuo Dio
Deuteronomio 8, 10

Dio non ha lasciato se stesso privo di testimonianza, facendo del bene, mandandovi dal cielo pioggia e stagioni fruttifere, dandovi cibo in abbondanza, e letizia nei vostri cuori
Atti degli apostoli 14, 17

Gratitudine e gioia per tutto quel che il Signore dà al suo popolo Israele e dà a noi ancora oggi. Cogliamo così la parola del Deuteronomio. Conosco cantanti che di fronte a una platea in delirio stentano a credere ai loro occhi e si chiedono: ma è per me? Conosco predicatori che ricevono calorosi ringraziamenti dopo un sermone particolarmente apprezzato e dicono: ma no, non è il caso. La gioia e la gratitudine vengono spesso così seppellite sotto una coltre di incredulità, presentata come modestia.

Il brano di Deuteronomio ci autorizza a gioire apertamente e a mostrare gratitudine a Dio per i doni con cui ci benedice. Non c’è spazio per la falsa modestia, non c’è spazio per dichiarare di non meritare tanta bontà e generosità. Non c’è spazio perché il dono, per definizione, è immeritato. Il dono non è il salario per un lavoro svolto. Il dono va accettato con gioia, sollevando lo sguardo verso Dio e distogliendolo da noi stessi. Altrimenti detto: siamo salvati per grazia (dono gradevole) e non in virtù di opere.

La persona credente che sa lasciarsi afferrare dalla gioia che dà il dono di Dio diventa una persona che incarna l’evangelo, la buona notizia della salvezza che Dio ci dà. Intimamente trasformati dal dono di Dio, che per Israele fu liberazione dalla schiavitù, libertà nel proprio suolo e patto nella legge, possiamo andare ad incontrare quanti e quante ancora non conoscono le benedizioni materiali e spirituali di Dio. Ora possiamo agire da veicoli di una benedizione che Dio vuole dare a tutti e anche come portatori di una speranza in grado di squarciare le tenebre dell’abbandono.

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