Undici chilometri a nuoto, dalla costa turca a Lesbo: è stata fortemente simbolica l'impresa della nuotatrice turca Seda Kansuk, che il 23 agosto ha voluto attraversare questo braccio di mare che separa la Turchia dall'Europa, lo stesso che ogni notte uomini donne e bambini affrontano su imbarcazioni di fortuna per fuggire dalla guerra. Non c'era Frontex a fermare Seda, e nemmeno un'autorità pronta a rispedirla indietro in quanto irregolare, come invece succede ai rifugiati dopo l'accordo Bruxelles-Ankara dello scorso marzo. La chiusura delle rotte non ferma però la fuga dalle guerre e dalla povertà: infatti, se pure in misura minore, il flusso di migranti che tenta di arrivare sulle isole greche non si è mai arrestato. Anzi, registra in questi ultimi giorni un'impennata, con punte di più 300/400 persone al giorno: niente a che vedere con i numeri dell'estate scorsa ma comunque un aumento che preoccupa le autorità greche. Non sono in pochi a vedere in questa escalation di arrivi la mano del presidente turco Erdogan, un primo segnale di quello che potrebbe accadere se decidesse di allentare il controllo sulle sue coste. Un avvertimento chiaro, nel caso l'Europa, spaventata dal golpe di luglio e dalle sue conseguenze, non ottemperasse alla promessa di togliere l'obbligo di visto per i cittadini turchi.

Intanto sul suolo greco ci sono oggi più di 58mila persone, ancora in attesa di capire che cosa ne sarà di loro; anche soltanto fare domanda di asilo è un'impresa e per ottenere un appuntamento con l'ufficio competente bisogna aspettare minimo sei mesi; bloccati o comunque problematici i ricongiungimenti famigliari, nulle le aspettative per un ricollocamento in un altro paese europeo, dopo il fallimento delle promesse “quote rifugiati” da assegnare agli altri Stati dell'Unione. Degli oltre 60mila che dovrebbero essere trasferiti entro settembre 2017, per ora soltanto 2681 avrebbero lasciato la Grecia. Pochissimi anche i migranti irregolari tornati in Turchia: da marzo sono meno di 500, a fronte dei 30mila sbarcati nella sola Lesbo, segno che il famigerato accordo di respingimento degli irregolari in un paese terzo stenta a partire.

Intanto, come era prevedibile, le condizioni meteorologiche favorevoli hanno portato a un picco di arrivi in Italia: 13mila persone salvate in soli quattro giorni nel canale di Sicilia, 6500 soltanto ieri (1200 a Lampedusa), e un'ondata di arrivi che non si arresta. Conferma – se mai ce ne fosse stato bisogno – che nessuna frontiera ferma la disperazione di chi non ha niente da perdere.

Immagine: By Unknown - Defense Visual Information Center (Photo ID: 050615-N-TW583- 001) http://www.defenseimagery.mil/index.jsp, Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=3686390

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