Icone sacre ossidate

Domani si inaugura presso la Libreria Claudiana di Milano la mostra «Aurum 79. Icone sacre ossidate» di Salvatore Cuturi, in arte Kuturi

Domani alle ore 19 presso lo spazio espositivo della Libreria Claudiana di Milano, via F. Sforza 12/a, verrà inaugurata la mostra «Aurum 79. Icone sacre ossidate» di Salvatore Cuturi, in arte Kuturi (www.kuturi.net), che rimarrà visitabile fino al 31 ottobre.

La mostra comprende 13 icone contemporanee, pezzi unici lavorati a foglia oro, argento e rame su tavole ossidate e corrose con acidi, solventi e – in alcuni casi – inserti di minerali naturali, il tutto inserito in teche di metacrilato.

In occasione dell’inaugurazione interverranno il pastore Massimo Aprile (curatore della mostra) e la pastora Anna Maffei, che offriranno ai presenti una lettura biblico-teologica dell’opera di Kuturi.

«Il Nuovo Testamento parla della Parola come di una “lama affilata” che trapassa l’anima, e anche dell’essere umano come di un vaso di argilla lavorato sul tornio. Metafore che appartengono allo stesso gruppo semantico delle icone ossidate di Kuturi» – scrive Aprile nell’introduzione al catalogo. «Lo scalpello dello scultore ferisce il marmo, e crea mediante una sottrazione, eliminando quel qualcosa di troppo che impedisce all’opera di liberarsi dalla pietra. Così, noi, mentre cerchiamo e contempliamo il volto del Signore “siamo trasformati nella sua stessa immagine, di gloria in gloria, secondo l’azione del Signore, che è lo Spirito» (2 Corinzi 3, 18b)».

Le opere dell’artista Kuturi non sono sacre in sé ma – come sottolinea la pastora Maffei – «esse possono essere sperimentate come risonanze visive di parole che per generazioni hanno veicolato messaggi di fede. La scelta dell’autore e del curatore va in questa direzione. Si offre l’oggetto perché esso possa eventualmente generare in chi lo contempla un rimando oltre se stesso. È un’operazione complessa, non automatica, né scontata, e che difficilmente ottiene risultati simili fra le persone che ne fanno esperienza».

Nel corso della mostra ad ogni opera è affiancato un brano che evoca un racconto biblico: «è soltanto una proposta interpretativa fra le tante possibili, – prosegue Maffei – non più di un esempio di quanto può accadere ad un/una credente che si soffermi su quella opera. Per coloro la cui spiritualità è nutrita dalla lettura e dalla meditazione della Bibbia, quanto proposto può essere sperimentato con esiti diversi. Un’immagine può cioè richiamare un’altra pagina della Scrittura e anche più di una. In questo senso le icone di KUTURI sono opere aperte e diventano eventualmente finestre sul sacro soltanto se il tempo della loro fruizione evoca memorie di rivelazione. In questo caso può avvenire anche che tali memorie si arricchiscano di nuovi aspetti per la soggettività di chi le contempla. Nulla è scontato. Le icone rimandano oltre se stesse. Ad una realtà che ha sempre bisogno di parola per essere compiutamente testimoniata».

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Immagine: Icona K. 70-316

 

«Mosè allora fece un serpente di rame e lo mise sopra un’asta;

e avveniva che, quando un serpente mordeva qualcuno,

se questi guardava il serpente di rame, restava in vita» (Numeri 21, 9)

 

Un serpente ti morse.

Il suo veleno ti era già entrato nelle vene

Per darti una morte lenta e inesorabile.

Alza lo sguardo. Guardalo in croce,

l’Uomo che il male ha scorticato.

Considera, osservalo attentamente.

Il serpente che dà vita!

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Immagine: Icona K. 66-616

 

«Ecco una nuvoletta grossa come

la palma della mano, che sale dal mare» (1 Re 18, 44)

 

È dallo stesso Cielo da cui scende il fuoco

a svelare l’inganno che scende l’acqua

che irriga la terra.

Guarda all’orizzonte, non farti confondere.

Per avere speranza ci vuole coraggio!

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