Il Mercato come Dio

A Roma è stato presentato l’ultimo libro del teologo battista statunitense Harvey Cox che afferma come il dio Mercato abbia preso il posto della religione tradizionale, ricalcandone vocabolario, funzione e argomentazioni

«Alcuni anni fa, un amico mi disse che se volevo davvero essere informato su ciò che succede nel mondo reale, avrei dovuto saltare la prima pagina del New York Times e passare direttamente alla sezione economica del quotidiano. Seguii il suo consiglio con il timore di chi si accinge a inoltrarsi in una terra sconosciuta. Non è stato così: con mia sorpresa ho scoperto che il lessico del Wall Street Journal, del Financial Times e dell’Economist aveva una impressionante rassomiglianza con quello della Genesi, della Lettera ai Romani e della Città di Dio di Sant’Agostino. In realtà, ho scoperto che anni di studi teologici mi avevano preparato ad affrontare il misterioso mondo dell’economia». E’ questa la sorprendente scoperta che ha portato il teologo battista statunitense Harvey Cox a scrivere il suo ultimo libro intitolato «Il Mercato come Dio/The Market as God». Dopo aver esplorato negli anni Sessanta del XX secolo la dimensione secolare della società occidentale, e negli anni Novanta il movimento pentecostale mondiale, ora Cox propone un’esplorazione che mette in parallelo il mondo della religione e quello della finanza sostenendo che quest’ultima – o meglio, la sua personificazione, cioè il Mercato – ha sostituito la prima nella funzione, nel vocabolario e nelle argomentazioni. Nella presentazione del volume, tenutasi a Roma lo scorso 24 ottobre presso la Fondazione Basso, Cox ha spiegato come la definizione «religione del mercato» non sia semplicemente un artificio linguistico ma descriva accuratamente la realtà di quello che dovrebbe essere uno strumento a servizio dell’essere umano ma in realtà si è trasformato in una divinità che ingloba nel suo ambito ogni altra realtà e reclama la stessa obbedienza del Dio biblico. Eloquente è la copertina del libro che rappresenta un toro, sia simbolo di Wall Street sia rimando al Vitello d’oro.

Il parallelismo tra il Mercato e la teologia parte dal vocabolario che sembra attingere dagli stessi campi semantici. Nei quotidiani economici ci si imbatte in concetti come quello di fede/fiducia (dei mercati), di salvezza (di banche o stati sovrani), di perdizione (la famigerata generazione perduta), di ortodossia ed eresia (delle teorie economiche). Ma non ci si ferma qui. Secondo Cox, il Mercato avrebbe un proprio calendario liturgico e le proprie liturgie, le proprie festività (in inglese alcune festività infrasettimanali vengono chiamate «bank holliday», i giorni in cui le banche sono chiuse). Di fronte alle sconfitte della dura realtà (le bolle economiche, i lunedì o venerdì neri) e alla dubitabilità del suo credo (l’autoregolamentazione del mercato), il dio Mercato non è diverso dalla divinità del filosofo Pascal che richiede il salto della fede, la fiducia nonostante l’evidenza. Non è sempre stato così, un tempo il mercato era un elemento tra gli altri, una divinità minore in un mondo politeista. Oggi invece ha preso la M maiuscola e pretende la stessa devozione di YHWH nell’Antico Testamento: non una divinità in competizione con altre ma la «Suprema Divinità, l’unico vero Dio il cui regno universale deve essere accettato e nessun altro pretendente ammesso». Nasce così una nuova divinità assoluta, onnisciente, onnipotente, onnipresente, che propone l’unica narrazione ammessa del reale.

Non che di fronte al dio Mercato la religione tradizionale rappresenti un periodo di purezza dell’umanità. Anch’essa esercitava potere e faceva pagare i propri servigi – nel libro, Cox cita la vendita di indulgenze contro cui si scagliò Lutero. Tuttavia, la teologia cristiana ha alcuni elementi di resistenza e di critica al Mercato. Tra questi, la misericordia e il perdono che il Mercato non conosce e non premia. Ma anche il concetto di Creazione che porta in sé la dignità di ogni essere vivente e il senso della finitezza di ogni creatura, due affermazioni che si scontrano con l’idea della crescita continua e infinita, e l’idea che ogni creatura, ogni cosa possa essere posta in vendita. Non è un caso che i tre temi scelti dalla Federazione luterana mondiale (Flm) per il Cinquecentenario della Riforma suonino così: “L’essere umano non è in vendita”, “La Creazione non è in vendita”, “La salvezza non è in vendita” – tutte affermazioni contro il dio Mercato.

Un’ultima considerazione. Il libro, che ancora non è disponibile in una traduzione italiana, è dedicato a papa Francesco – “forse l’unico libro di un autore protestante mai dedicato a un pontefice”, ha detto Cox nella presentazione - per la denuncia della divinizzazione del mercato espressa ne “La gioia del Vangelo” e nella “Laudato si’”. Nel libro, che è sostenuto da una solida ed ampia impalcatura accademica, oltre a Francesco non sono riportate altre riflessioni provenienti dal mondo ecclesiastico, come per esempio la Confessione di Accra / Confessare la fede in Gesù Cristo di fronte all’ingiustizia economica e alla distruzione ecologica, approvata dalla famiglia confessionale riformata nel 2004. Se anche un autore protestante attento come Cox, che vive negli Stati Uniti, patria del pluralismo religioso (e non nell’Italia in cui i media sembrano essere proni alla chiesa di maggioranza), è in grado di citare il papa ma sembra non conoscere la Confessione di Accra, allora …. qualche domanda (per esempio, sull’efficacia della comunicazione e della predicazione protestante) si pone. 

Foto: Von Arturo Di Modica; Foto von en:user:PFHLai - en:Image:Charging Bull at Bowling Green 060621.jpg, CC BY-SA 2.5, Link