Dieci giorni di intenso lavoro, di scambio di informazioni, di condivisione di ideali, preghiera, speranza. Questo il bilancio della nona Assemblea generale della Cevaa, la Comunità di chiese in missione, di cui la Chiesa valdese è membro fondatore, che si è svolta a Sète, nel sud della Francia, dal 17 al 27 ottobre.

L’Assemblea generale riunisce i delegati delle varie chiese e si svolge ogni due anni, ospitata in maniera alternata dalle chiese europee e da quelle del sud del mondo. I suoi delegati rimangono in carica per 4 anni, e questa del 2017 è stata un’Assemblea di votazioni.

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A rappresentare l’Unione delle chiese metodiste e valdesi erano presenti come delegati  Berthin Nzonza e la diacona Nataly Plavan, e come membro uscente del consiglio esecutivo non rieleggibile il pastore Daniele Bouchard.

Per la prima volta la Cevaa avrà una presidente donna: si tratta di Henriette Mbatchou, professoressa di matematica, già tesoriera del consiglio esecutivo Cevaa e presidente dell’Unione delle donne della Chiesa evangelica del Cameroun, che succede al pastore Thierry Muhlbach che ha terminato il suo mandato. E’ stato invece rinnovato il mandato a Celestin Kiki come segretario esecutivo, la carica operativa della Cevaa. Sarà questo che si apre il terzo e ultimo quadriennio per il pastore della Chiesa protestante metodista del Benin.

Berthin Nzonza è stato eletto nel consiglio esecutivo, gruppo composto da dieci persone oltre al presidente della Cevaa, che è il vero motore della Comunità, cui spetta fra l’altro il compito di nominare il segretario esecutivo, il tesoriere, e di attuare le linee guida emerse nel corso delle varie assemblee generali, cui risponde.

Nathaly Plavan entra invece a far parte della apposita commissione di coordinazione delle animazioni, uno dei pilastri operativi della Cevaa.

E proprio dalla diacona Plavan raccogliamo le sensazioni e i rimandi di un’Assemblea viva e proiettata al futuro: «La Cevaa è un inestimabile bacino di formazione alla cooperazione, al rispetto e alla condivisione, alla testimonianza: il linguaggio e le dinamiche costruite sull’asse nord-sud del mondo tengono sempre meno spazio rimpiazzate da una circolare e reale condivisione dei saperi e dell'aiuto reciproco».

La Comunità di chiese in missione nacque nel 1971 in un mondo che stava vivendo il dramma della post colonizzazione e prosegue il proprio operato oggi in un contesto dove locale e globale si mischiano, si confondono. Uguali oggi come allora rimangono le disparità economiche e sociali che separano i due emisferi e che obbligano quello australe ad un cammino zeppo di difficoltà. E dove troppe volte si tocca con mano quanto la libera circolazione degli esseri umani rimanga un’utopia. Basti pensare che a due delegati provenienti dall’Africa non è stato concesso il visto per entrare in Francia, impedendo loro di partecipare ai lavori dell’Assemblea. Uno schiaffo, l’ennesimo, al nostro sistema sociale e culturale. In tale contesto ci racconta ancora Plavan «l’Assemblea ha accolto assai favorevolmente il progetto Solidarité Santé, supportato economicamente dall’Otto per mille dellaChiesa valdese, allo scopo di migliorare le prestazioni di varie strutture ospedaliere in numerosi paesi africani».

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Anche dalle colonne di Riforma ci siamo occupati a più riprese di questa importante azione che mette in rete le competenze di medici e tecnici di 8 nazioni africane e di 10 ospedali.

«La sfida più grande della Cevaa - conclude Plavan - consiste nell’affrontare interculturalmente la Parola di Dio, creando spazi di confronto protetti e curati. Le differenze culturali sono molte e non è obbiettivo della Cevaa trovare un unico modo di vedere, una risposta univoca, ma trovare la via per un confronto fraterno nella diversità».

Immagini di Nataly Plavan

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