Lutero e l'Evangelo della grazia incondizionata

Un commento all'editoriale apparso su «La Repubblica» il 30 ottobre

Non è facile capire a quali fonti il fondatore de La Repubblica, dottor Scalfari, attinga le sue informazioni sulla Riforma protestante e in particolare su Lutero, che pure dichiara di «aver studiato abbastanza a fondo». Mi riferisco al suo editoriale di domenica 30 ottobre. Mi permetto qualche nota a margine.

1) Che Lutero, con le 95 Tesi del 31 ottobre 1517, abbia «inaugurato ufficialmente la religione luterana» è un’affermazione del tutto fuori della realtà storica: la «religione luterana» (ma sarebbe più corretto parlare di «confessione luterana» all’interno della «religione cristiana») comincerà a esistere solo 13 anni più tardi, nel 1530, con la presentazione alla Dieta di Augusta (presente l’imperatore Carlo V) di una Confessione di fede, redatta da Melantone, e nota come Confessione Augustana. È lì che il luteranesimo prende corpo.

2) Tra Lutero e Zwingli, contemporaneo di Lutero, riformatore di Zurigo, della Svizzera tedesca e della Germania meridionale, ci fu un forte contrasto dottrinale sull’interpretazione della presenza di Cristo nella Cena (o eucaristia), ma non ci fu nessuna guerra (se non di parole). Calvino poi, e gli Ugonotti, che appartengono alla seconda generazione della Riforma, qui non c’entrano nulla.

3) La critica di Lutero al mercato delle indulgenze ebbe indubbiamente una notevole risonanza, ma fu tutto sommato marginale nella riflessione di Lutero, che riguardava la vera natura della penitenza cristiana, che il commercio delle indulgenze rischiava seriamente di falsare. La Riforma non nacque dalla critica alla Chiesa, bensì da una prolungata e approfondita meditazione delle Sacre Scritture dell’Antico e del Nuovo Testamento, nelle quali Lutero scoprì l’Evangelo della grazia incondizionata, immeritata e gratuita di Dio. La critica non alla Chiesa in generale o al papa (che Lutero anzi difese proprio nelle 95 Tesi!), ma ai gravi abusi allora correnti, non fu la causa e neppure l’occasione, ma la conseguenza della scoperta dell’Evangelo.

4) L’affermazione secondo cui Lutero, dopo il 1520, «volle essere sovrano assoluto della sua Chiesa» sembra presupporre che esistesse, in quegli anni, una «Chiesa luterana». Ma questo non corrisponde alla realtà: c’erano delle «chiese luterane» (che non si chiamavano così!) dislocate in diversi territori, senza un governo centrale, tanto meno esercitato da Lutero, che era teologo e non vescovo.

5) Ha invece ragione il dottor Scalfari quando parla del superamento della «intermediazione dei sacerdoti tra i fedeli e Dio» e del «rapporto diretto» di ogni anima con Dio, caratteristica della Riforma luterana. Occorre solo precisare che questo «rapporto diretto» è in realtà anch’esso mediato, non però da un sacerdote o da un pastore, ma da Cristo stesso. Lutero parla infatti del «felice scambio» tra l’anima e Cristo: l’anima dà a Cristo ansie, colpe e ogni pena, e Cristo dà all’anima pace, perdono e grande serenità.

Immagine by I, Sailko, CC BY-SA 3.0, Link