In Benin le anime del metodismo lavorano per la riconciliazione

A pochi mesi dall’avvio del tavolo per la riunificazione, dopo una separazione di 20 anni, la situazione pare correre verso una soluzione di unità

Tratto da cevaa.org, traduzione di Claudio Geymonat

«A partire dal 3 luglio di quest’anno il presidente della repubblica del Benin ha dato il via al processo di riconciliazione fra le sorelle e i fratelli metodisti del paese, al fine di pacificare una situazione di conflitto che si perpetuava da quasi vent’anni, dal 1997».

A raccontare i lieti sviluppi di una situazione che appariva assai complessa è Conforte Bonou, presidente dell’Unione delle donne metodiste del Benin. Anche la televisione di Stato ha ripreso quest’estate il momento del culto celebrato nella sala rossa del palazzo dei congressi di Cotonou, alla presenza del capo dello Stato Patrice Talon, instancabile promotore di un processo di riconciliazione fra le due anime del metodismo dopo la crisi scoppiata in primis per la diversità di vedute sulle modalità di elezione dei rappresentanti della chiesa e sulle possibilità di iterazione dei mandati ottenuti.

La Costituzione della chiesa metodista del Benin, redatta nel 1992, prevedeva un massimo di due mandati autorizzati, della durata di cinque anni ciascuno, dopo i quali era necessario un cambio delle figure inserite nei posti chiave. Il rifiuto di seguire simili disposizioni ha portato a metà degli anni ’90 alla scissione in due rami della chiesa metodista, una delle principali religioni del paese con una storia missionaria che prende avvio addirittura nell’anno 1843.

«Dopo anni di battaglie legali e verbali e grazie al lavoro di mediazione di varie figure “illuminate” è stato infine creato un organo di transizione, - prosegue Bonou - composto da sette membri per ognuna delle due branche metodiste più un rappresentante dello Stato. A questa commissione è demandato il compito, entro un anno si spera, di governare il processo di fusione delle due realtà, per dare vita nuovamente ad una sola componente. Sarà un sinodo alla fine del percorso a sancire il nuovo corso e a provvedere all’elezione dei nuovi rappresentanti».

Quanto fosse atteso il momento della distensione lo testimonia anche la presenza dell’intero corpo pastorale delle due denominazioni al culto di luglio, la cui predicazione è stata affidata al vecchio presidente della chiesa metodista del Benin, il pastore Mathias Creppy.

«A partire da metà ottobre – conclude Bonou – è iniziato un tour attraverso il paese per sensibilizzare i fedeli sul percorso avviato e per incoraggiarli a ritrovarsi e a lavorare insieme per l’unità della chiesa. Preghiamo insieme perché Dio ci sia vicino, calmi i nostri animi e ci aiuti a ritrovare l’unità. Non dobbiamo restare lontani dalla grazia di Dio e dobbiamo riconciliare le diverse posizioni».

La prossima estate dovrebbe esser quella del sigillo su una riappacificazione reale, assai auspicata e partecipata anche dalla popolazione.

Immagine: via cevaa.org

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