Applicando il concetto biblico contenuto nell’Antico Testamento di «santuario», centinaia di chiese, decine di sinagoghe e alcune università, sparse negli Stati Uniti, si stanno preparando a offrire rifugio agli immigrati clandestini minacciati di espulsione da Donald Trump.

Una chiesa non può legalmente offrire rifugio agli immigrati. Tuttavia, secondo le linee guida delle autorità federali competenti (Immigration and Customs Enforcement, Ice; Customs and Border Protection, Cbp), i luoghi di culto, gli ospedali e le scuole pubbliche sono considerati luoghi sensibili, «sacri», che nessuna autorità di polizia può violare.

Secondo quanto riferisce Church World Service, servizio luterano per l’immigrazione e i rifugiati, circa 400 chiese hanno aderito a questo movimento. Diversi vescovi anglicani hanno promesso di resistere piuttosto che riconciliarsi con l’amministrazione del neoeletto presidente Trump: «Noi siamo con gli immigrati non solo simbolicamente, ma staremo accanto a voi letteralmente, se e quando sarà il momento». «La retorica del Presidente e il suo comportamento indicano che egli non considera un numero significativo di americani come suoi pari, o addirittura come pienamente umani».

Cinque giorni dopo l’elezione di Trump, la Arch Street United Methodist Church Street, Philadelphia, ha dato rifugio a Javier Flores, un messicano senza documenti, il cui processo di espulsione è iniziato prima dei risultati elettorali dell’8 novembre. La questione dell’immigrazione era un tema sensibile già prima delle elezioni. «Certamente ora le persone si sentono più vulnerabili rispetto a prima – ha dichiarato il pastore metodista Robin Hynicka –. Ma gli uomini e le donne di fede e di coscienza stanno camminando accanto alla comunità di immigrati. Il santuario fornisce un’alternativa morale a ciò che consideriamo essere una politica immorale».

La Southside Presbyterian church a Tucson, in Arizona, ha dato rifugio a due messicani senza documenti nel corso degli ultimi due anni. «In generale, le autorità rispettano il santuario – ha detto la pastora Alison Harrington –. Speriamo che la tradizione di onorare lo spazio sacro continui in futuro. Ma non abbiamo bisogno del Department of Homeland Security per dire che una chiesa è uno spazio sacro. È una verità fondamentale che noi difenderemo».

Anche alcune università si stanno mobilitando per offrirsi come luoghi “inviolabili”. Gli studenti del Fuller Theological Seminary, «costernati e disorientati» dal risultato elettorale, hanno firmato una petizione in cui dichiarano di volere che il campus sia un santuario, che si rifiuti di rilasciare alle autorità competenti informazioni relative allo status di immigrazione degli studenti e dei lavoratori senza documenti presenti nell’istituzione accademica.

Infine, i sindaci di una dozzina di città, tra cui New York, Chicago, Seattle, Philadelphia e Los Angeles, hanno annunciato che si rifiuteranno di rispettare gli ordini federali relativi all’immigrazione. Trump ha annunciato che bloccherà i finanziamenti alle «città santuario».

In particolare a Los Angeles, la prossima settimana si terrà un incontro interreligioso presso il Centro Islamico cittadino nel corso del quale si prenderanno in considerazione le possibili forme di resistenza alle azioni volte all’espulsione degli immigrati irregolari.

Sicuramente dopo l’elezione di Trump si è registrato un aumento della paura tra gli immigranti, ma «va ricordato che l’amministrazione Obama ha deportato 2, 5 milioni di migranti senza documenti», ha riferito Peter Pedemonti del Movimento Nuovo Santuario. Commentando il fatto che l’81% dei bianchi cristiani evangelici ha sostenuto Trump alle elezioni, Pedemonti ha aggiunto: «Non capisco come un cristiano possa votare una persona le cui politiche sono così palesemente in contraddizione con l’insegnamento della Bibbia di amare il prossimo».

Immagine: Arch Street United Methodist Church, Philadelphia, Pennsylvania

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