I protestanti francesi scendono in campo in vista delle attesissime e incerte elezioni presidenziali che in primavera indicheranno il nuovo inquilino dell’Eliseo.

E lo fanno in due maniere, da un lato pubblicando un testo che è una sorta di vademecum di quelli che sono i punti politici considerati decisivi e inderogabili dall’insieme delle chiese protestanti transalpine, e dall’altro invitando i vari candidati ad una serie di incontri in cui tentare di convincere l’elettorato riformato ed evangelico d’oltralpe della bontà delle proprie posizioni.

Dal dramma dei migranti e dell’accoglienza ai cambiamenti climatici, dall’attualissima questione della laicità delle istituzioni (caposaldo della democrazia francese oggi più che mai oggetto di dibattito) allo sviluppo di un economia che sia realmente sociale e solidale, dal tema della riforma del sistema carcerario a quello dell’uguaglianza donna-uomo, dalla piaga della corruzione alle politiche giovanili: è questo l’assortito menù posto all’attenzione dei vari candidati dalla Federazione delle chiese protestanti di Francia (Fpf), organismo che riunisce una trentina di unioni di chiese e oltre ottanta associazioni rappresentanti circa 500 comunità, enti, istituzioni e movimenti di matrice protestante.

Il presidente della Fpf, pastore François Clavairoly, in una lettera aperta ha ricordato come «i protestanti siano, come molti altri, attori della società francese, e per questo hanno desiderio di partecipare al dibattito pubblico che sfocerà nelle importanti elezioni del nuovo presidente della Repubblica, con l’obiettivo principale di contribuire alla chiarificazione delle posizioni dei vari candidati».

Il documento sarà la base di avvio delle discussioni con i pretendenti alla prima poltrona di Francia.

Pensati in collaborazione con il settimanale “Réforme”, organo ufficiale di stampa del protestantesimo francese, gli incontri hanno preso il via ieri sera, lunedì 27 febbraio, quando a varcare la soglia della Maison du Protestantisme in Rue de Clichy a Parigi è stato Emmanuel Macron, il quarantenne già ministro dell’Economia dal 2014 al 2016, considerato una sorta di Matteo Renzi d’oltralpe, fondatore del movimento politico “En Marche”, che da outsider rischia di divenire un candidato serissimo alla vittoria finale, dati da un lato gli scandali che stanno colpendo il candidato forte dell’area di destra François Fillon e che iniziano a sfiorare anche il movimento di Marine Le Pen, vero spauracchio di questa tornata, e dall’altro per la grande crisi del socialismo segnato dalla crisi di popolarità del settennato di François Hollande.

Il sito della rivista “Réforme” riporterà, dal giorno seguente i vari incontri, il testo di quanto dibattuto.

Molta attesa esiste anche per capire se tutti i candidati accetteranno di partecipare agli incontri. Inutile dire che l’attenzione è concentrata soprattutto sulla Le Pen, al centro di non certo velate e in qualche modo inedite (per la loro fermezza) prese di posizione del pastore Clavairoly e dello stesso settimanale “Réforme”, il cui ultimo editoriale, firmato direttamente dalla direttrice Nathalie Leenhardt, è titolato in maniera significativa “Far fronte al Front National”.

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