Terrorismo: la Cina nel cuore della minaccia jihadista

Lo scenario della «guerra santa» islamista potrebbe spostarsi dal Medio Oriente all’Asia centrale: i nuovi obiettivi potrebbero diventare la Russia e la Cina

Fonte: Didier Chaudet/Réforme

I jihadisti cominciano a interessarsi alla Cina, spiega il giornalista Didier Chaudet del settimanale protestante francese Réforme.

L’Occidente non è sempre stato il loro principale nemico. Fino alla fine degli anni Novanta, infatti, si sono concentrati su quello che chiamavano il «nemico prossimo», cioè i leader dei loro rispettivi paesi. Se volevano prendere di mira una grande potenza, era soprattutto la Russia, vista come più debole e, si pensava all’epoca, vicina allo smembramento (la Cecenia doveva essere la prima pedina a cadere). È stato poi Bin Laden a imporre come obiettivo principale la lotta al «nemico lontano», gli Americani e i loro alleati europei.

Siamo ora giunti a una svolta? Recentemente sono stati diffusi due video, uno di Daesch (datato 25 febbraio) e un secondo di un gruppo affiliato ad Al-Qaeda (27 febbraio): entrambi richiamano esplicitamente una dichiarazione di guerra allo Stato cinese.

Ancora una volta a farsi avanti sono miliziani reclutati nella popolazione degli uiguri (che già si erano uniti ad Al-Qaeda in Afghanistan; questo gruppo etnico turcofono musulmano, fra i più repressi dal governo cinese, comprende oltre 11 milioni di persone, che vivono soprattutto nella regione autonoma dello Xinjiang, nord-est della Cina, di cui costituiscono il 46% della popolazione, ndr), con l’intento esplicito di colpire il governo centrale. Un pericolo naturalmente preso molto sul serio da parte di Pechino, che conferma le intenzioni già espresse nei loro discorsi dal capo di Al-Qaeda, Ayman Al-Zawahiri, e da Abu Bakr al-Baghdadi, califfo del cosiddetto Stato islamico.

Questo a prima vista può sembrare paradossale: le grandi potenze che creano dei problemi ai jihadisti con le loro azioni in Iraq, Siria e Libia sono la Russia e gli Stati Uniti. La Cina al confronto è moderata: non ha bombardato né occupato paesi musulmani, di recente, al contrario della Russia e dei paesi occidentali. 

Ma c’è una spiegazione: ad esclusione dello Yemen, i jihadisti di questi due gruppi sanno che la battaglia in Medio Oriente è persa… ma non in Afghanistan, e potenzialmente non nell’Asia centrale. E la grande potenza stabilizzatrice di quest’area del mondo, che può opporsi ai loro piani, è la Cina.

Spesso si pensa che i gruppi terroristici siano poco ferrati in geopolitica: niente di più falso. Negli anni Novanta, Al-Qaeda rifiutava di attaccare la Cina perché Bin Laden voleva colpire unicamente gli americani. Oggi, in un mondo multipolare in cui lo jihadismo sembra riorientarsi verso l’Eurasia e l’Asia, potrebbe vedere un interesse nel non fare più degli americani il nemico, ma piuttosto avere come bersaglio la Cina e la Russia.

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