Al lavoro per la Pace in Palestina

Il Consiglio ecumenico delle chiese in prima linea per promuovere dialogo e comprensione

Palestina e Israele attorno a un tavolo. Ancora una volta, ancora grazie allo sforzo di organismi ecumenici, impegnati nel promuovere il dialogo fra le parti. E’ questo il turno, l’ennesimo, del Consiglio ecumenico delle chiese (Cec), che sta riunendo a Ginevra in questi giorni i delegati dell’Eappi, il programma di accompagnamento ecumenico in Palestina e Israele. Una piattaforma lanciata dal Cec nel 2002 a seguito di un appello delle chiese della regione volto a creare una presenza e un’attenzione internazionale sulla questione. Da allora oltre 1800 “accompagnatori ecumenici” hanno lavorato e operato per far progredire la Pace nella regione. Fra i presenti alla 4 giorni di lavoro anche Munib Younan, arabo, cristiano, vescovo della Chiesa evangelica luterana in Giordania e Terra santa e dal 2010 presidente della Federazione luterana mondiale. Sottolineando come «si sia al lavoro per ricercare una giustizia per tutte le parti in causa» ha esortato i partecipanti «a esser aperti a nuove forme di testimonianza e politica. E’ questo un nuovo “kairos”, un momento supremo per la Pace e la giustizia in Medio Oriente. Per il bene del Evangelo e per il benessere della gente palestinese e israeliana il nostro gruppo di lavoro deve rappresentare una voce profetica in quella regione, capace di guidare il presente verso un costruttivo futuro».

Nel discorso all’assemblea il segretario generale del Cec, pastore Olav Fykse Tveit, ha citato Giovanni 17, 21 « “Che siano tutti uno; e come tu, o Padre, sei in me e io sono in te, anch'essi siano in noi: affinché il mondo creda che tu mi hai mandato”. Il lavoro del Cec consiste proprio nel chiamare attorno ad un tavolo vari soggetti e lavorare per l’unità, per il bene del pianeta, per la giustizia e la pace, per rendere pratica la parola di Dio. Così in Israele e Palestina il nostro compito è quello di lavorare per una pace equa e giusta».

Una sfida complessa per l’Eappi, che si gioca su vari piani, teologico, strategico-politico, ideologico.

Younan ha affermato di «aver visto una rinnovata energia rivolta verso la cooperazione ecumenica, dopo le celebrazioni di Lund dello scorso autunno». Il vescovo luterano ha esortato a giungere alla soluzione dei due Stati che devono convivere in armonia, così come ha posto l’accento sull’importanza di una reale uguaglianza per tutti i soggetti presenti in quella regione, sottolineando come sia l’istruzione uno degli strumenti più efficaci per arginare gli estremismi: «il nostro lavoro interreligioso deve essere più di un dialogo. Dobbiamo vedere negli occhi del nostro interlocutore il volto di Dio».

Il programma Eappi in Medio Oriente si sviluppa in sinergia con tutti gli altri attori già presenti sullo scenario, dalle Nazioni Unite alla Croce Rossa, dall’Unicef alle Ong accreditate. I volontari del programma, proposti dalle chiese membro del Cec, sono chiamati per l’appunto “accompagnatori ecumenici” e rimangono in servizio per tre mesi prima di far ritorno alle proprie comunità. Una turnazione rapida per consentire di non bloccare mai il dialogo e il lavoro congiunto, che si rinnovano anzi con forze sempre nuove. Ora questa sessione di lavoro congiunta che consente di fare il punto e di ripartire con nuovo slancio verso un futuro di distensione.

Immagine: Di Jean & Nathalie - Flickr: Betlehem: Church of the Nativity, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=15226171

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