Nel 2016 sono sbarcati in Italia, tra Lampedusa e le continentali 25.846 minori non accompagnati, il doppio rispetto alla media degli ultimi quattro anni, così riporta il quotidiano la Repubblica. Bambine e bambini, provenienti in prevalenza dall’Africa, Egitto, Gambia, Nigeria, Guinea; altri invece dall’Albania, dalla Siria, dall’Iraq, dall’Afghanistan e dal Pakistan.

Alla fine dello scorso anno, in tutta Italia, erano 20.405.

5.373, oltre un terzo, sono stati «risucchiati dal nulla» e nessuno sa dove siano finiti, soprattutto bambine e bambini egiziani, eritrei e i somali.

Una legge italiana, approvata lo scorso marzo, ha deciso di tutelare questi arrivi, i più vulnerabili, ma da Strasburgo ieri è arrivata una «doccia fredda», un’accusa pesante ai Paesi dell’Unione europea: «Ricollocato un solo minore dei cinquemila (previsti dal piano di ricollocamento europeo, ndr) approdati in Italia».

Domani, promosso tra gli altri dal mensile di dialogo interreligioso Confronti, si terrà a Roma un interessante convegno dal titolo omonimo al libro di recente pubblicazione uscito per il Mulino: «L’età del transito e del conflitto - bambini e adolescenti tra guerre e dopoguerra 1939-2015».

L’incontro si terrà presso la Sala valdese di Via Marianna Dionigi 59 e interverrà, insieme ad altri autorevoli ospiti, il professor Paolo Naso, docente di Scienze politiche alla Sapienza e coordinatore per la Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei) e la Tavola valdese dei «Corridoi umanitari», il progetto ecumenico che con Sant’Egidio è stato «una buona pratica pilota» in Europa: «Francamente il dato emerso ieri sui minori non accompagnati era del tutto prevedibile – ha dichiarato Naso a Riforma.it –. Sappiamo bene che i ricollocamenti sono fatti con il “contagocce”. L’accordo europeo di condivisione dei ricollocamenti non ha mai trovato una vera applicazione. Poi, ci sono paesi come l’Ungheria che non vogliono neanche sentir parlare di “ricollcocamento”. In questo quadro generale si colloca anche l’annosa questione dei minori, ancor più complessa giuridicamente, anche perché comporta costi più alti e per l’integrazione, molto superiori rispetto a quelli previsti per un adulto. Per queste ragioni ritengo che fosse del tutto prevedibile quanto emerso dalla Corte di Strasburgo, ossia che fossero proprio i minori a dover pagare, come sempre accade, il prezzo più alto di questo disinteresse. Bambine e bambini – prosegue Naso – , che invece, e a rigor di logica, avrebbero dovuto essere agevolati in tutto e per tutto, anche nell’ottenimento di un possibile ricongiungimento famigliare, godendo di pratiche più snelle e veloci. Oggi invece sono i protagonisti dimenticati. Non c’è intenzione politica, in alcuni paesi europei, di far funzionare il sistema di ripartizione delle quote di ricollocamento; altri paesi, invece, trovano rifugio dietro l’espressione pericolosa dell’“abbiamo già dato”, come la Germania ad esempio; in questo modo le responsabilità dei minori e la loro accoglienza si scarica sui paesi più esposti, i paesi di primo approdo come l’Italia o altri come la Spagna, la Grecia e, seppur in misura minore, Malta».

Il problema è il «combinato disposto» tra l’indisponibilità dei paesi ad accogliere e il regolamento di Dublino, prosegue Naso: «la posizione del richiedente asilo dev’essere valutata nel paese di primo approdo. Dunque, anche se il richiedente asilo ha parenti e legami famigliari in altre nazioni, come la Germania o la Svezia che potrebbero facilmente ospitare la persona richiedente, in base al regolamento di Dublino non è possibile accogliere: dunque la persona che raggiunge l’Italia deve attendere pazientemente la conclusione del suo riconoscimento, anni di attese. Figuriamoci cosa questo possa rappresentare per i minori senza genitori che si ritrovano catapultati in un paese straniero e senza gli affetti famigliari di conforto».

Dunque, questa situazione che genera problemi etici e giuridici e di sovraccarico per l’Italia: «dall’altra – dice ancora Naso – determina un rallentamento dei processi migratori. Molte persone determinate ad arrivare in un luogo diverso dal nostro paese, spesso dimostrano scarso interesse a voler raggiungere le nostre coste».

Il governo italiano ha impugnato il regolamento di Dublino, ricorda Naso: «anche se i partner europei non sembrano interessati all’azione italiana, semmai il contrario. Oggi l’Italia si trova in una posizione difficile, da una parte conterebbe sul sostegno dei suoi partner europei per le politiche d’accoglienza e dall’altra, invece, si trova isolata e a gestire una situazione che se fosse condivisa risulterebbe con effetti più contenuti e assai meno complessi di quelli attuali».

Per i minori non accompagnati «dev’essere individuato un tutore legale, il minore poi è affidato al sindaco del luogo di arrivo. In seguito dev’essere individuato un centro di accoglienza, per minori, con caratteristiche idonee e che prevedono tutele psicologiche, sanitarie, igieniche, procedure di avviamento alla scuola e alle professioni. Dunque, i pochi luoghi riservati ai minori in Italia sono già tutti esauriti. La necessità è quella di trovare, quanto prima, altri luoghi idonei – rileva ancora Naso – è questa l’urgenza, la grande questione in materia di accoglienza in Italia».

Quali fili colleghino invece le vicende dei ragazzi ebrei provenienti dai paesi dell’Europa centro-orientale nascosti e salvati a Villa Emma (Nonantola) tra il 1942 e il 1943 e quelle dei bambini e degli adolescenti che oggi arrivano sulle coste del Mediterraneo, in fuga da guerre e povertà, sarà il tema affrontato da Naso, ed altri autorevoli ospiti, domani a Roma partendo dal libro che raccoglie molte testimonianze, inquadrandole dal punto di vista storico, antropologico e giuridico, di voci di chi ha vissuto l’infanzia durante la Shoah, le guerre di disgregazione della Jugoslavia, le partenze dall'Afghanistan dei talebani, le pericolose rotte delle fughe dall'Africa attraverso il Mediterraneo: «I temi del trauma, della violenza subita, del complesso rapporto con la parola e con la narrazione s’intrecciano con i problemi legati al modo di accogliere e di educare – conclude Naso – tutte storie importanti che ci restituiscono l’idea di come l’accoglienza sia una virtù italiana. Oggi siamo chiamati a quella tradizione per riaffermare gli stessi valori grazie ai quali una piccola cittadina come Nonantola ha saputo tanti ani fa accogliere giovani, ragazze e ragazzi, salvandoli da quella che sarebbe stata, invece, una triste fine».

Immagine: By Mstyslav Chernov - Own work, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=43060175

Interesse geografico: