Il Centro «Guido Gandolfo» compie trent’anni

A Udine, l’iniziativa della locale chiesa metodista è un esempio di promozione culturale nata «dal basso»

30 anni fa a Udine nasceva il Centro culturale evangelico «Guido Gandolfo», iniziativa sorta all’interno della locale Chiesa metodista «per un forte desiderio di comunicare il pensiero protestante e testimoniare la nostra fede alla cittadinanza, ed essere aperti al dialogo con tutti», come spiega la presidente Giovanna Gandolfo.

Prima di arrivare al Centro vero e proprio e all’associazione che porta il nome di suo padre, racconta, ci fu l’iniziativa di ventuno membri della comunità che nel 1987 decisero di accollarsi l’affitto di un locale accanto alla chiesa, con una bella vetrata sulla strada. Era un modo per farsi conoscere, avere una sorta di sportello aperto alla cittadinanza, garantito anche grazie alla presenza quasi quotidiana del candidato pastore John Hobbins.

Nello stesso 1987 si giunse alla firma dell’atto statutario del Centro culturale, su proposta e ideazione del pastore di allora, Claudio Martelli, esaminata e approvata dalla comunità. Tra i firmatari, insieme a Martelli c’erano alcuni dei ventuno che avevano preso parte al primo finanziamento e che formarono il primo direttivo del Centro: Ennio Ambrosini, Ninino Attilio, Giulietta Pradolin e Giovanna Gandolfo che fu eletta presidente.

Sulla scelta dell’intitolazione del Centro, racconta: «Dopo il primo consiglio, Ennio Ambrosini ha proposto di intitolare l’Associazione a Guido Gandolfo. Erano passati cinque anni dalla sua morte, ma il ricordo era ancora presente in coloro che lo avevano conosciuto. Guido era un uomo di fede che ha dato la sua vita all’Evangelo, aveva uno spirito ecumenico, ha dato esempio della grande gioia che il Dio di Gesù dona ai suoi figli». L’intitolazione è stata accolta con gioia dai suoi nove figli, che hanno contribuito spesso alla programmazione e allo svolgimento delle attività, da allora fino a oggi.

Il 25 novembre 1987 inizia la storia del Centro vero e proprio con l’inaugurazione alla presenza di autorità civili e religiose. Per la Tavola valdese è presente il pastore Valdo Benecchi.

I primi anni sono, come capita spesso, di grande entusiasmo e fermento, ma con il passare del tempo e l’arrivo della crisi economica, il fattore economico diventa sempre più pesante: «Nei primi anni si facevano anche 10-15 attività all’anno, successivamente si è arrivati a uno o due, negli ultimi otto anni siamo riusciti a mantenere 4-5 interventi annuali», ricorda Gandolfo.

Per alcuni anni abbiamo avuto un contributo da parte della Provincia. Dal 2008 con il contributo dell’otto per mille della Tavola valdese siamo riusciti a organizzarci meglio con le spese e lavoriamo con più serenità. Anche in tempi difficili, rimasti in pochi, l’entusiasmo e la forza per continuare non ci hanno abbandonati, confidando nell’aiuto del Signore».

I numeri parlano di molte e diversificate attività: 143 conferenze, 7 tavole rotonde, 16 presentazioni di libri, 6 mostre, 5 concerti, 5 corsi (chitarra, informatica, lingua slovena, maglieria), 5 proiezioni di film e una di diapositive, 4 rappresentazioni teatrali , una ricerca sulla preghiera, una pubblicazione sui ricordi di Guido Gandolfo, una raccolta alberi di Natale usati, tre gite, partecipazione per tre anni alla Udine-pedala.

Tra i temi più frequenti, personaggi storici, ecumenismo, etica e scienza, spiritualità, religioni, libertà religiosa, donne, medicina e salute, e negli ultimi anni soprattutto Riforma e protestantesimo. Quasi cento oratori si sono susseguiti, ma la “Palma d’oro” va al prof. Paolo Ricca, con ben 15 presenze.

Lo stesso Ricca interviene oggi giovedì 8 giugno sulla realtà dei Centri culturali evangelici nel corso della commemorazione del Centro. L’appuntamento è alle 17 nel tempio metodista di p.zza D’Annunzio 9, con i saluti delle autorità, il culto celebrato dal pastore Marco Fornerone, gli interventi di Giovanna Gandolfo e Paolo Grillo sull’attività e gli scopi del Centro.

Immagine: di ottobre 2016

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