Il ricordo del giusto in benedizione

Francesca Spano a dieci anni dalla morte

Il 15 luglio di dieci anni fa moriva Francesca Spano. Lo stesso giorno, quest’anno, due dozzine di persone si sono riunite sulla collina di San Giovanni (Luserna) per ricordarla insieme e, soprattutto, per esprimere la gratitudine di averla incontrata. Tre (forse quattro) generazioni erano rappresentate, dagli ultra settantenni ai meno che trentenni. Alcuni e alcune avevano tra loro altri “incroci” oltre al legame con Francesca: militanze, come si diceva una volta, politiche o ecclesiastiche o femministe.  Altri e altre non si erano forse mai incontrati. Non è stata una commemorazione, ma un intreccio di pensieri. A voce alta, in forme diverse, ognuno e ognuna dei presenti hanno provato a dire il loro oggi pensando a come ne avrebbero parlato con Francesca, in cui avevamo sempre trovato una interlocutrice attenta, colta, talora polemica, ma sempre affettuosa ed empatica.  Si è parlato di politica e della sua crisi, di femminismo, di pensiero della differenza, di globalizzazione, di populismi, di migrazioni, di Israele e Palestina, di teologia, ma anche di scelte di vita. Sono emersi valutazioni, prospettive e approcci molto diversi, talora divergenti.  Anche i tipi di discorso, le retoriche, erano diversi, ma c’era qualcosa che serenamente univa un dire all’altro. Ogni intervento, per quanto spontaneo, senza nessuna griglia preordinata, si è di fatto mosso su due registri, uno esplicito e l’altro percepibile, per quanto non espresso. Il registro esplicito era quello della propria prospettiva, delle questioni di cui ci si preoccupa e che erano anche di Francesca. L’altro, era quello della riconoscenza per come Francesca non soltanto sapeva discutere di quelle cose, in modo autorevole ed istruttivo, pur senza rivendicare alcuna autorità o magistero, ma per la sua sollecitudine, dalle coccole ai rimproveri, per il suo interlocutore o la sua interlocutrice.  Senza alcuna retorica di circostanza, senza sentimentalismi, ma con grande affetto abbiamo parlato come avremmo fatto con lei. Il libro dei Proverbi dice a un certo punto che “il ricordo del giusto è in benedizione”. Come è tipico della sapienza antica, il secondo emistico ricorda per contrasto e con chiara intenzione didattica (scegli la via giusta!) prosegue dicendo che “la fama dei malvagi marcisce”.  Per noi che eravamo sulla collina di San Giovanni, le parole  del primo emistico  sono state realtà: il ricordo ci ha portato parole sensate e profonde e ci ha dato cose buone che portiamo con noi; appunto, benedizione.

Foto credits : Alberto Corsani

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