Esperti chiedono il rispetto della libertà religiosa per i profughi

In occasione del Congresso mondiale dell’Associazione internazionale per la libertà religiosa ribadita l’importanza di permettere ai profughi di esercitare il proprio credo

La Dichiarazione di New York per rifugiati e migranti adottata a settembre dell’anno scorso da 193 Stati in occasione del vertice ONU sui flussi migratori – il primo nel suo genere promosso dall’UNHCR – va rispettata, anche per quanto riguarda i diritti di libertà religiosa degli stessi profughi. Lo hanno affermato esperti e avvocati del settore riuniti a Fort Lauderdale in Florida (USA), dove dal 22 al 24 agosto si è svolto l’VIII Congresso mondiale dell’Associazione internazionale per la libertà religiosa (IRLA). Non solo va garantito loro quello specifico diritto fondamentale, accanto a tutti gli altri, ma è necessario venire loro incontro sul fronte dell’effettivo esercizio della propria fede.

Al recente Congresso, che si svolge ogni 5 anni, hanno partecipato 550 persone di diverse religioni, ma anche non credenti, provenienti da 65 paesi. Preoccupato per il trend involutivo a livello planetario – per il 78% della popolazione mondiale vi sono limitazioni al pieno accesso alla libertà religiosa – il Congresso, intitolato “Speranza per una convivenza pacifica”, si è concluso con il seguente monito: il rispetto della libertà religiosa nei singoli paesi è un indicatore relativo alla dignità umana.

Attualmente siedono nel direttivo dell’IRLA avventisti, battisti, cattolici, metodisti. Si tratta della prima ONG a livello mondiale: la sua nascita risale al 1893 in ambito avventista.

Imamgine: Di Mohamed Ali MHENNI - Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=14524462

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