Madame Guyon: una spiritualità dai caratteri protestanti

Una figura particolare del cristianesimo della fine del 1600. Una donna che rivendica il diritto di esprimere le sue idee in materia spirituale e accusata di promuovere idee luterane

Dal 23 al 25 novembre la facoltà di teologia dell’Università di Ginevra, in collaborazione con l’Istituto di ricerca, propone un convegno internazionale sulla figura di Madame Guyon. Storici, teologi, filosofi analizzeranno la figura di questa donna dalla forte spiritualità, che riuscì a portare le sue idee e azioni fin dentro la corte di Versailles di Luigi XIV.

Ne abbiamo parlato con Mariel Mazzocco, organizzatrice del convegno, ricercatrice dell’Università di Ginevra, alla facoltà di teologia.

Chi fu Madame Guyon?

«Fu una figura molto particolare della storia del cristianesimo, una delle maggiori rappresentanti della spiritualità francese del ‘600. Una figura atipica: donna, laica, di origini nobili, colta, che rivendica il diritto di esprimersi liberamente in materia spirituale, argomento all’epoca negato alle donne. Per loro l’unica possibilità di parlare di religione era farlo chiuse in un convento, o in un monastero».

Ci racconti qualcosa della sua vita.

«La sua vita fu molto avventurosa, quasi romanzesca. Jeanne-Marie Bouvier de La Motte-Guyon, nasce nell’aprile del 1648. Si sposa a 16 anni con un uomo molto ricco, un matrimonio infelice, e rimane vedova a 28 anni con tre figli a cui badare. Impone alla sua vita un cambiamento radicale e inizia a viaggiare: si reca prima in Francia, poi nell’autunno del 1683 arriva in Italia. Soggiorna a Torino e Vercelli, diffondendo così la sua spiritualità nel Nord Italia. Poi transita nell’Alta Savoia, va a Grenoble, Marsiglia, finché nel 1686 approda a Parigi, alla reggia di Versailles, grazie all’aiuto di persone influenti a corte. Anche a Versailles inizia a diffondere le sue idee spirituali, basate sul concetto del “puro amore”, della semplicità e dell’importanza della vita interiore».

Le sue idee erano accettate in quell’ambiente così sfarzoso e lontano dalla spiritualità? Viene ascoltata o rimane isolata?

«Diciamo che Madame Guyon è una figura che disturba: impensabile a quell’epoca che una donna, soprattutto in ambito cattolico, potesse rivendicare la possibilità di esprimersi e dare consigli in materia spirituale e religiosa. Non è la mistica del villaggio, la ragazzina che ha visioni, la veggente vista con accondiscendenza. Madame Guyon, molto colta, appartiene ad un contesto sociale importante, è dotata di un’eloquenza naturale e il suo linguaggio, abbinato alla passione con cui esprime le sue idee, seduce il pubblico. Attorno a lei si crea una sorta di confraternita molto interessata alle sue idee, ma viene vista come sovversiva, pericolosa, perché l’impatto etico dei suoi pensieri sconvolge l’assolutismo del sistema politico, sociale del tempo. Rimane quindi coinvolta in una querelle teologica più grande di lei, una pedina nella scacchiera dei giochi e delle lotte di potere, in cui ognuno rivendica la sua posizione sul terreno politico. E per farla tacere l’unica soluzione fu rinchiuderla in prigione: rimase per sette anni nella Bastiglia».

La Chiesa cattolica prese posizione nei suoi confronti?

«Venne completamente censurata e furono i protestanti a riscoprirla e pubblicarla: prima il pastore Pierre Poiret e poi il teologo Dutoit-Membrini di Losanna, che durante l’Illuminismo crea un circolo dove si leggevano i suoi scritti. Madame Guyon termina la sua vita a Blois, distante dalla vita pubblica, esiliata e sorvegliata a vista in una piccola casetta. Negli ultimi anni della sua vita è però circondata di protestanti: scozzesi, inglesi, svizzeri, che venivano ad ascoltarla».

Poco più di un secolo prima della sua nascita prendeva il via la Riforma protestante. Le idee di Madame Guyon sono molto vicine al protestantesimo. Lei espresse mai dei pareri sulla figura e sulle idee di Martin Lutero, sul movimento di riforma?

«Madame Guyon non prende mai posizione a livello teologico, né cattolico né protestante. Per lei è più importante la vita interiore, che pensa possa ricollegare le varie confessioni, non interviene in questioni teologiche. In Francia viene accusata di essere luterana, perché nella sua fede dava molta importanza alle Scritture, al rapporto diretto con Dio, commentava interi passaggi della Bibbia e la sua idea della grazia era più vicina alla sensibilità protestante che a quella cattolica. La sua spiritualità è simile alla visione protestante: non è distaccata dalla realtà, della contemplazione, mistica. Per lei la fede significa trovare le risposte nella volontà di Dio, in un dialogo diretto, e poi agire nel mondo per trasformarlo: un intervento etico nella società, l’azione».

Madame Guyon morì a Blois nel giugno del 1717.
A 300 anni dalla sua morte, il convegno dedicherà attenzione a questa figura che interpella ancora il mondo contemporaneo, sui temi della diversità, del ruolo della donna, dell’ecumenismo tra le fedi.

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