Le nuove destre nell'epoca della crisi

I movimenti estremistici che hanno dato luogo a recenti azioni dimostrative traggono alimento dalla crisi, dalla tendenza a ricercare facili capri espiatori e dalla scarsa conoscenza del passato più tragico del nostro paese

Forza Nuova nel cortile del quotidiano La Repubblica; alcuni skinhead che interrompono la riunione di un’associazione a Como, prepotentemente, per dare lettura di un proclama anti-immigrati. Due fatti avvenuti in poco tempo. Questi gruppi – che si definiscono di estrema destra – solo qualche anno fa in Italia operavano nell’ombra; oggi, invece, attuano azioni dimostrative e mediatiche che riscuotono consensi politici e sociali.

Abbiamo chiesto che cosa stia succedendo al giornalista Guido Caldiron, che da anni studia le nuove destre e le sottoculture giovanili, temi ai quali ha dedicato inchieste per Il Manifesto e Micromega e su cui ha scritto scritto (La destra sociale, Populismo globale, Estrema destra e I segreti del Quarto Reich). «Ciò che sta accadendo – rileva – è il frutto di più elementi. Ormai è evidente a tutti quanto siano stati “sdoganati” i simboli del ventennio fascista e della Repubblica di Salò. Questo processo di lungo corso ha attraversato la società italiana. “Italiani brava gente” si diceva per far credere che, malgrado l’alleanza con la Germania, gli italiani non fossero “macchiati” da crimini efferati, spesso negando il coinvolgimento nella Shoah. Purtroppo, però, non era così. Il ventennio fascista ha sempre avuto una sua coerenza, quella culturale intrisa di odio, risentimento, violenza e razzismo, che ha saputo attraversare indistintamente tutta la sua epoca».

– Oggi pare che siano i più giovani, e non i nostalgici, a rivalutare quegli anni....

«In questi ultimi decenni, anche alla luce di fenomeni politici ed elettorali, si è accentuata la rilettura “buonista” del regime fascista. Attraverso l’esaltazione degli aspetti “positivi” alcuni movimenti hanno deciso di rappresentarsi come “Fascisti del Terzo millennio” attraverso una riproposizione, tout court, di parti del repertorio simbolico mussoliniano».

– Dunque si è persa la memoria di ciò che è stata l’epoca fascista?

«Il contesto in cui ci muoviamo oggi riguarda in particolar modo le giovani generazioni, condizionate dal revisionismo di questi ultimi 25 anni e legittimato dalla stessa politica. Un processo che le destre hanno contribuito a profondere nel paese avvicinandosi ai gruppi estremisti. Un revisionismo che oggi si salda con il clima infuocato della crisi economica e sociale, recentemente fotografato dal Censis, che ha definito l’Italia “un paese profondamente segnato dal rancore e dalla ricerca di un capro espiatorio”. Un paese che non vede un orizzonte di cambiamento e che nella sofferenza e nel malessere cerca persone a cui far scontare le difficoltà. Oggi il nostro paese sta affrontando lo scenario ideale per far fiorire l’ideologia dell’estrema destra. In questo contesto possiamo iscrivere le violenze, le tensioni e le intimidazioni che sono al centro delle cronaca e in qualche modo del dibattito pubblico».

– I movimenti di destra sembrano appropriarsi di temi, valori, azioni sociali prima riconducibili alle forze di sinistra: è così?

«La crisi ha portato con sé l’indebolimento della presenza delle forze progressiste democratiche e di sinistra. Nelle periferie urbane, dove il disagio è più evidente, le destre applicano un intervento sociale e culturale teso alla difesa delle priorità, come la difesa della casa per gli italiani o il welfare – attraverso la distribuzione di generi di prima necessità –, o la difesa del lavoro per i residenti di origine italiana. Al centro dell’azione di tutti questi gruppi vi è il contrasto ideologico e forte, talvolta violento, al fenomeno migratorio. L’appeal sociale di questi gruppi, ampiamente utilizzato nell’agenda politica di alcuni partiti, è: “prima gli italiani”, contrastando il welfare di tipo “etnico” e riabilitando i valori del ventennio e dell’italianità. Le azioni di questi gruppi, tuttavia, sono spesso più che altro dimostrative, d’impatto e rivolte ai media per accreditarsi a livello sociale, politico e culturale. Casa Pound, a esempio, lo fa promuovendo incontri e dibattiti culturali con l’intento di legittimare il proprio operato; ricordo che in questi ultimi anni sono state una ventina le persone di Casa Pound arrestate e oltre un centinaio quelle denunciate dalla magistratura per reati. Più che di cultura si può parlare, usando una loro espressione, di squadrismo mediatico».

– Più volte nel passato l’estrema destra ha messo in scena liturgie simboliche para-religiose, ma queste ideologie hanno poco di cristiano. Qual è l’universo simbolico di questi gruppi?

«C’è chi fa riferimento esplicito al cattolicesimo tradizionalista nella sua variante lefèbvriana o “sedevacantista” [posizione di chi considera Pio XII ultimo vero papa, ritenendo i successivi imputabili di «modernismo», ndr]. Dunque elementi di natura ideologica, più che religiosa, certamente ultraconservatrice. È nota la vicinanza a monsignor Lefèbvre e dunque a quella componente del cattolicesimo che ha scelto di avere posizioni politiche estreme, come il sostegno a tesi negazioniste della Shoah. Vi sono anche destre che non evocano un rapporto diretto con il modello religioso tradizionale ma che tendono a presentarsi come forze laiche. Uno degli elementi che accomuna questi gruppi è la denuncia di un'invasione di popolo, di migranti musulmani, ordita da centri occulti di potere per destabilizzare l’Europa. La “paura”, la denuncia dell’invasione islamica, paventata e perorata anche da partiti politici, ha aderenze con il cattolicesimo ultraconservatore. Poi, vi è una componente dei movimenti di destra, che invece declina la propria attività in termini religiosi o di identità cristiana, di valori laici, dei diritti civili e delle donne. Da qui si muove la “crociata” contro la presenza musulmana. La paura è quella che si possa instaurare la sharia in Europa e che questa possa soppiantare la democrazia presente nelle nostre società».

– Ma dove è finita la norma che vieta l’apologia del fascismo contenuta nella nostra Carta costituzionale?

«Il fatto che si sia deciso, poco tempo fa, di varare una nuova norma – la legge Fiano – destinata a colpire esplicitamente l’apologia del nazi-fascismo, fa capire in quale situazione ci troviamo oggi. Lo “sdoganamento” del materiale simbolico del fascismo attuato dalla politica ufficiale ha innescato un problema su vasta scala. Oggi, seppur sia necessaria una nuova norma per sensibilizzare l’opinione pubblica e contrastare i recenti fenomeni di intolleranza, questa non potrà cancellare la deriva democratica avvenuta in questi anni. Le norme vigenti (dalla legge Scelba alla legge Mancino degli anni ‘90) sono largamente sufficienti, ma non sono applicate o fatte rispettare. Per applicarle, con convinzione, andrebbe mantenuto vivo lo spirito con le quali sono state varate».

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