Quando si costruiva Agape…

Un ricordo di Nino Messina, scomparso a Torre Pellice pochi giorni fa, fra Firenze, le valli, Agape

«Il primo lavoro fu quello dell’acquedotto, dopo aver scavato nel fango, finalmente in luglio venne il bel tempo. Il cantiere era una gran macchina in movimento. L’ingegner Nino Messina era dappertutto. Correva senza posa dallo studio al cantiere. A lui, alla sua pazienza e assiduità, si deve se le cose procedevano...». Così Tullio Vinay, trascinatore di centinaia di giovani nel progetto di Agape, da lui ideato nell’immediato dopoguerra, parla nel suo libro* di Costantino (Nino) Messina. Nino è l’ingegnere fiorentino che ha fornito il prezioso supporto tecnico al visionario architetto Leonardo Ricci. Insieme riuscirono a esprimere, negli spazi e nelle linee architettoniche, l’idea comunitaria alla base del progetto: un grande salone, tre casette, inizialmente quattro collegate fra di loro; la chiesa all’aperto in prosecuzione con il salone, con un matroneo che si concludeva con il campanile; più in basso il campo da gioco. Tutto il resto venne dopo.

Ma perché proprio Nino e Leonardo? Perché erano di Firenze ed è nell’ambito dell’Unione giovanile valdese di Firenze, dove era pastore Tullio Vinay, che si cominciò a discutere animatamente dell’idea di Agape, divulgandola poi sia nelle Unioni giovanili in Italia che in Europa, in particolare dopo che il progetto aveva avuto l’appoggio del Consiglio ecumenico delle Chiese.

Nino Messina, che ci ha lasciato in questi giorni all’età di 97 anni, era nato a Firenze nel 1920. E qui era cresciuto, frequentando l’università a Bologna e poi anche l’accademia navale di Livorno. Per colpa (o fortuna) del tifo riuscì a non partire per la guerra, all’ultimo istante.

Su Gioventù Evangelica del 15 novembre 1947 compare una bella lettera indirizzata a Vinay e firmata «tuo Archileo» (architetto Leo Ricci) che parla dei suoi «valenti collaboratori: l’ingegner Nino Messina che mi dà un valido aiuto per la parte tecnica, condotta con molta competenza e sacrificio del suo lavoro professionale e poi Gianni König e Claudio Messina, inseparabili “macchiette”».

È durante i campi di lavoro volontario, quando i campisti alloggiavano nelle «casermette» di Ghigo di Prali, che Nino incontra Eldina Bellion, che era stata una bravissima staffetta partigiana viaggiando in bicicletta per recapitare messaggi del Partito d’Azione. Nasce un amore e significativamente i futuri sposi decidono di celebrare il loro matrimonio ad Agape. È il primo che si svolge lì, un avvenimento, e non solo per gli sposi: siamo nel 1950 e l’anno successivo ci sarà l’inaugurazione.

Eldina e Nino avranno due figli, Marcello e Monique, Nino lavorerà anche nella ristrutturazione della Villa del Gignoro, collaborerà con il Comitato del Gould, e negli anni ’80 sarà per qualche tempo presidente della Ciov, la Commissione degli istituti ospedalieri valdesi. Una vita piena, una bella testimonianza di come la propria professionalità può essere messa al servizio dell’Evangelo.

 

*Tullio Vinay, Lamore è più grande, La storia di Agape e la nostra, Claudiana, Torino 1995

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