Anche in Italia finalmente una consulta nazionale ecumenica

Luca Negro: «Un traguardo importante, che attendiamo con trepidazione»

«In questo anno di commemorazione dei 500 anni della Riforma protestante non c’è dubbio che da parte delle varie confessioni cristiane lo sguardo su Lutero e sui protestanti è cambiato, ed è cambiato in meglio, riverberandosi anche sul clima ecumenico». Per il pastore Luca Maria Negro, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei), intervistato dall’agenzia stampa Nev – Notizie evangeliche, il lavoro preparatorio in corso teso all’istituzione di una consulta nazionale permanente delle chiese cristiane va collocato in questo quadro.

«Questo strumento non sarà ancora un vero e proprio Consiglio nazionale delle chiese, come esiste in molti paesi europei ormai da decenni – precisa Negro -, sarà una struttura snella, ma ci aiuterà a dare continuità, a uscire dall’episodicità, da un ecumenismo affidato alla sola buona volontà dei singoli credenti o confinato nella “riserva indiana” della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani che si svolge ogni anno a gennaio».

La decisione di dare continuità al lavoro ecumenico in Italia, creando un tavolo regolare di consultazione delle chiese cristiane a livello nazionale, non è stata ancora formalizzata, ma è stata assunta con convinzione da tutte le chiese che insieme hanno preparato il recente Convegno ecumenico ad Assisi. Spiega ancora Negro: «La decisione sarà formalizzata a febbraio, ma l’orientamento di tutte le chiese è ormai chiaro. Un traguardo importante, che attendiamo con trepidazione e gratitudine al Signore».

“Nel nome di Colui che ci riconcilia tutti in un solo corpo”: con questo titolo, dal 20 al 22 novembre, si è svolto ad Assisi un importante convegno ecumenico, promosso dall’Ufficio nazionale ecumenismo e dialogo (Unedi) della Cei in collaborazione con la Fcei e le principali chiese ortodosse presenti nel nostro Paese. Obiettivo del convegno era quello di interrogarsi, a partire dalla ricorrenza dei 500 anni della Riforma, su che cosa possa significare essere in “riforma” oggi, per tutte le chiese.

Come si legge sul sito Agensir  «A dare il via all’iniziativa sono i rappresentanti della Chiesa cattolica, della Chiesa apostolica armena, della Chiesa copta ortodossa, della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia (con tutte le sue Chiese membro, battisti, esercito della salvezza, luterani, metodisti e valdesi), della Chiesa cristiana avventista del 7° giorno, della Chiesa d’Inghilterra. All’appello mancavano (per impossibilità a partecipare all’incontro) i rappresentanti della diocesi ortodossa romena d’Italia e della sacra arcidiocesi ortodossa di Italia e Malta (Patriarcato ecumenico), pur interessati però a far parte di questo tavolo permanente. Il prossimo step sarà compiuto il 12 febbraio 2018 quando i rappresentanti delle varie Chiese si incontreranno di nuovo per definire «un regolamento ad uso interno sulle modalità della consulta, i luoghi e la frequenza degli incontri e i membri che vi parteciperanno», spiega don Cristiano Bettega, direttore dell’Ufficio Cei per l’ecumenismo e il dialogo, che poi aggiunge: «Con la libertà di tenere aperte le porte a tutti, anzi, con la precisa volontà di coinvolgere in questo cammino anche altre Chiese, che per vari motivi finora non hanno fatto parte di questo gruppo di lavoro».

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