I vestiti dei migranti

Un' installazione in una chiesa di Londra per sollecitare il governo inglese ad un maggior impegno nell'accoglienza dei rifugiati

Un bavaglino rosso brillante con la scritta “Il mio primo Natale”, un paio di jeans rovesciati, calzini dai colori vivaci, una lunga sciarpa blu. Da mercoledì 13 dicembre un’installazione dai toni forti pende sospesa dal soffitto della navata della chiesa anglicana Saint James di Picadilly, nel centro di Londra. Parrocchiani e visitatori incuriositi guardano con la testa in su. Composta da oltre 700 abiti recuperati sull’isola greca di Lesbo, l’opera ideata dall’artista Arabella Dorman e intitolata Suspended-Sospeso, vuole essere un appello alle autorità britanniche affinché esse prendano chiari impegni sul destino dei rifugiati, rivedendo innanzitutto la quota di minori stranieri accolti nel Regno Unito.

Sono stati una serie di viaggi fra le isole greche e i fronti iracheno e afghano, Dorman ha scelto di concentrare le proprie produzioni attorno alle vicende dei migranti. Il dramma umano che si vive lungo le spiagge del Mediterraneo, i traumi negli occhi dei bambini, delle donne e degli uomini in fuga dalla guerra: a tutto ciò rimandano gli abiti, simbolo anonimo di tante vite interrotte o stravolte per sempre. L’obiettivo è anche di quello sensibilizzare i visitatori e gli interessati attraverso una raccolta fondi da destinare alla Starfish Foundation, associazione che opera al fianco dei migranti sull’isola di Lesbo.

«In un tempo in cui pare, o si dice, che il Natale abbia perso il suo senso, abbiamo pensato, come chiesa che non c’era momento migliore per parlare di questo enorme problema» ha dichiarato alla stampa la pastora della chiesa Saint James Lucy Winkett: «il Natale è la storia di un bambino nato dopo un viaggio difficile, dopo aver fuggito persecuzioni e violenze, ed è questo l’innegabile legame con l’opera esposta».

«Uno dei compiti della chiesa, in situazioni di ingiustizia, è testimoniare. Incoraggiarci a vicenda a non distogliere lo sguardo, a parlare della sofferenza nascosta, a rendere visibile ciò che è invisibile per la maggior parte delle persone» ha proseguito la pastora.

Arabella Dorman vuole sfidare il governo ad onorare la promessa di offrire un passaggio e un accesso sicuro in Regno Unito per 480 minori non accompagati che vivono nei campi profughi in Grecia. Ad oggi meno della metà sono giunti nel paese.

Ai primi di dicembre vari leader religiosi cristiani hanno esortato l’esecutivo a rivedere al rialzo le quote di accoglienza di ragazzi provenienti da Calais, ad un anno dalo smantellamento della “giungla”. «Mentre i campi chiudono i giovani migranti restano» ha lamentato il Paul McAleenan, vescovo ausiliare di Westminster e portavoce della raggruppamento “Migranti e richiedenti asilo” della Conferenza episcopale d’Inghilterra e di Galles, che ha proseguito: «esortiamo le autorità a riconoscere che loro sono i nostri vicini, qualunque sia il loro status, e la loro dignità deve essere rispettata, mentre la loro situazione sta peggiorando».

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