Le chiese del bernese criticano la nuova legge cantonale sull’aiuto sociale

Preoccupano i tagli previsti nel welfare verso le categorie più deboli

Il cantone di Berna vuole ridurre dell'8% la copertura economica destinata al fabbisogno di cibo e materiali di base per le persone bisognose. Ciò è previsto dalla legge sul benessere sociale approvata in prima lettura dal Gran Consiglio il 6 dicembre. In un comunicato stampa, la Conferenza interreligiosa (Cic) ha criticato questa decisione. «La politica di austerità applicata attraverso queste disposizioni aggrava le difficoltà di vita dei beneficiari e colpisce in particolare le famiglie», sottolinea la Cic.

«Sebbene questo emendamento alla legge preveda fondi per premiare la ricerca attiva di lavoro e gli sforzi di integrazione, questo sistema di incentivi non sarà sufficiente a immettere più persone nel mercato del lavoro, - scrive la Conferenza interreligiosa-. I posti disponibili sono troppo scarsi e soprattutto dovrebbe esserci flessibilità e attuazione delle misure di accompagnamento da parte del datore di lavoro».

«Il mercato del lavoro deve essere studiato con maggiore attenzione», ha detto Stephan Schranz, rappresentante della Chiesa riformata nella Cic. Ad esempio, una riduzione delle tasse potrebbe essere concessa ai datori di lavoro che assumono persone che sono difficili da integrare nella forza lavoro. Sarebbe anche utile per gli assistenti sociali avere più tempo da dedicare agli utenti per inquadrare al meglio le loro peculiarità. Gli studi dimostrano che un follow-up intensivo riduce la durata dell'assistenza sociale»

La situazione dei beneficiari è già molto difficile, aggiunge la Cic, che teme che la revisione della legge stia ancora peggiorando le loro condizioni di vita, rendendo più difficile il raggiungimento dell'integrazione sociale e professionale a lungo termine.

La Conferenza interreligiosa ha criticato anche il fatto che i tagli hanno profili molto diversi, senza distinzione. Una diminuzione fino al 30% interesserebbe, ad esempio, le persone che non hanno raggiunto il livello linguistico A1 in tedesco o francese, sei mesi dopo l'inizio dell'assistenza sociale. Il percorso formativo, le specifiche situazioni familiari o la durata del soggiorno in Svizzera non vengono presi in considerazione in questo processo.

La Cic chiede al Gran Consiglio di modificare la sua revisione in seconda lettura e di rispettare le raccomandazioni della Conferenza svizzera delle istituzioni di azione sociale (Csias). In caso contrario, temono che altri cantoni seguiranno l'esempio di Berna riducendo anche  loro i benefici.

Riuniti il 12 e 13 dicembre, i delegati bernesi del Sinodo della Chiesa riformata di Berna-Giura-Soletta hanno anch’essi reagito contro questo cambiamento nella legge sull'assistenza sociale. Con 118 voti a favore e 21 contrari hanno adottato una risoluzione indirizzata al Gran Consiglio bernese. «È con preoccupazione che il Sinodo della Chiesa riformata evangelica del Cantone di Berna ha preso atto delle recenti misure economiche del Gran Consiglio del Cantone di Berna nel campo sociale. Riduzioni dei contributi alle istituzioni per le persone con disabilità e tagli ai sussidi di assistenza sociale sono solo due esempi che vanno in senso contrario rispetto alla solidarietà tipica della nostra società». I delegati bernesi chiedono ai responsabili delle politiche di adottare tutte le misure necessarie affinché le politiche economiche non vadano a scapito dei più deboli».

 

Foto: Jean-Daniel Echenard Bienne,Eglise réformée du Pasquart

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