Guardare nella direzione giusta

Un giorno una parola – commento a Salmo 12, 1

 

Salva, o Signore, poiché non ci sono più giusti, e i fedeli vengono a mancare tra i figli degli uomini
Salmo 12, 1

Pregate nello stesso tempo anche per noi, affinché Dio ci apra una porta per la parola, perché possiamo annunziare il mistero di Cristo
Colossesi 4, 3

 

Non è difficile non essere solidali con questo salmista che cade in una specie di sconforto, mentre si guarda attorno e scopre che i fedeli vengono a mancare e che i giusti scompaiono paurosamente. In questo stato di depressione egli era stato preceduto dal profeta Elia che, perseguitato dal re Achab e preso da paura e delusione, immaginava di essere il solo fedele e giusto rimasto in Israele. Dio però gli fa notare che ve ne erano altri settemila (1 Re 19, 18).

Forse il salmista, come pure Elia e, spesso, anche noi, guardiamo nella direzione sbagliata e non abbiamo una visione d’insieme come quella che ha il Signore. In preda alla depressione la nostra preghiera assume i connotati della denuncia, anziché della ricerca di compagni e compagne di viaggio. Se il nostro orizzonte è limitato e concentrato sulle nostre priorità, è probabile che non vediamo giusti e fedeli attorno a noi; è possibile che non scorgiamo nessuna delle persone che si battono per la giustizia e la pace, che si spendono per soccorrere le vittime di una società discriminante, che hanno fatto della difesa del creato una priorità per la loro vita.

Non è compito delle persone credenti rinchiudersi nel proprio orticello, lanciare occhiate sprezzanti sugli altri e muoversi come se là fuori non possa esserci qualcosa di buono. Questo è il tipico atteggiamento delle sette, siano esse religiose o politiche. Nell’attuale quadro di settarismi, il compito di chi si lascia guidare da Dio è quello di scorgere quei settemila che ancora non si sono venduti agli idoli di questo mondo e assieme a loro gettare il seme di una società nuova.

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