L’odio razziale

Per quasi due ore un giovane, legato all’estrema destra, ha compiuto la sua violenta caccia al “nero”. Sei persone sono state ferite. L’accusa è di strage aggravata dall’odio razziale

Un uomo, alla guida di una macchina lanciata a tutta velocità per le strade cittadine, comincia a sparare su un gruppo di africani: 6 sono i feriti, cinque uomini e una donna, tutti di età compresa tra i 20 e i 30 anni. Non siamo in una sperduta cittadina degli Stati Uniti d’America e il protagonista non è un suprematista bianco o un affiliato al Ku Klux Klan. Il tutto si compie in una tranquilla provincia italiana, Macerata, dove un giovane di 28 anni, legato all’estrema destra e candidato nel 2017 per la Lega – per quasi due ore compie la sua violenta caccia al nero. Bloccato finalmente dai carabinieri, Luca Trani non oppone resistenza: sulle spalle ha una bandiera Tricolore, fa il saluto romano e prima di essere ammanettato grida «Ho fatto quel che dovevo, l’Italia agli italiani». L’accusa è di strage aggravata dall’odio razziale.

Quello che si temeva è successo: il clima di odio, gli attacchi verbali, gli insulti volgari che da anni caratterizzano non solo i discorsi pubblici ma il modo in cui comunichiamo a diversi livelli stanno dando i loro frutti avvelenati. In un contesto di povertà materiale e culturale come quello del nostro paese, lo straniero, il diverso, diventa il capro espiatorio su cui sfogare tutta la rabbia e le frustrazioni. Gridare all’«emergenza clandestini» o all’«invasione di stranieri» (in Italia gli stranieri sono circa il 9% della popolazione ma la maggior parte della popolazione crede che sia straniera una persona su 4!) alimenta l’odio che produce gesti sciagurati, come quello di Macerata, che devono essere denunciati e condannati con fermezza. Non sorprende che Matteo Salvini, leader della Lega, non abbia preso distanza dall’accaduto di Macerata.

Ciò che invece indigna, e preoccupa al tempo stesso, è il fiume di solidarietà che il giovane ha ricevuto sui social. Troppe volte in questi mesi abbiamo sentito facili giustificazioni a gesti dalla chiara matrice fascista e razzista: il tifo degli ultrà contro le vittime della Shoah, contro i migranti, le istituzioni; l’irruzione in incontri pubblici e l’interruzione violenta di pubblico servizio da parte di neofascisti; il lancio di bombe molotov da parte di residenti contro la sistemazione di migranti nel proprio territorio. La scorsa settimana un fantoccio raffigurante la presidente della Camera, Laura Boldrini, è stato dato alle fiamme in una piazza di Busto Arsizio dal Movimento dei giovani Padani: i vertici provinciali e cittadini del partito hanno descritto l’accaduto come la solita «goliardia giovanile».

Sottovalutare comportamenti e dichiarazioni di matrice fascista, sdoganare con leggerezza gesti e affermazioni razziste e xenofobe, fanno parte di una strategia utile ad alzare il livello di tolleranza dell’opinione pubblica: si sminuiscono fatti del genere in modo che essi non ci appaiano più nella loro effettiva gravità. Invece, non bisogna abbassare la guardia contro il fascismo e contro il razzismo. Occorre prendere posizione, vigilare: ce lo ha ricordato giorni fa, durante un’intervista rilasciata a riforma.it, il dottor Andi Nganso, 30 anni, nato in Camerun e trasferitosi 12 anni fa in Italia, membro della chiesa battista di Varese, che la scorsa settimana mentre era in servizio presso l’ambulatorio della guardia medica di Cantù, è stato rifiutato da una paziente perché «nero». «Si parte sempre con i piccoli attacchi – ha affermato il dottore – e poi, se la cosa non viene controllata e se non viene fatto un certo lavoro di educazione al civismo, alla cultura della tolleranza e delle diversità, ovviamente i problemi si aggravano». E, commentando l’episodio di Macerata, ha aggiunto: «Da anni, qualcuno alimenta con tutti i modi possibili il fuoco della paura. Sarebbe stato bello svegliarsi con il grido di indignazione, secco, di tutti. Purtroppo non è così. Per l’ennesima volta vengono usate frasi di rito. Si cerca come sempre di sminuire l’accaduto. L’episodio di ieri non è solo l’opera di qualche decerebrato. Per anni i semi dell’odio sono stati piantati qua e là. Davanti ai fatti di Macerata, ci appelliamo alla maggioranza degli italiani che hanno a cuore gli ideali di umanità e uguaglianza. Non possiamo più stare sulla riva del fiume a guardare questo vento pesante e grigio alzarsi».

L’indifferenza, il girare lo sguardo dall’altro lato, il silenzio dinanzi alla discriminazione e all’odio razziale hanno prodotto nel passato recente pagine buie della nostra storia nazionale e europea. In questo momento siamo tutti/e chiamati a prendere posizione in difesa della democrazia e dei principi fondamentali della convivenza civile. Oggi più che mai risuonano attuali le parole del pastore battista afroamericano Martin Luther King: «In questa generazione ci pentiremo non solo per le parole e le azioni odiose delle persone cattive, ma per lo spaventoso silenzio delle persone buone».

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