Gratitudine

Un giorno una parola – commento a

Al Signore appartiene la salvezza; la tua benedizione sia sul tuo popolo!
Salmo 3, 8

Egli ci ha salvati e ci ha rivolto una santa chiamata, non a motivo delle nostre opere, ma secondo il suo proposito e la grazia che ci è stata fatta in Cristo Gesù fin dall’eternità
II Timoteo 1, 9

Gratitudine, parola pressoché sconosciuta ai giorni nostri. Siamo in un’epoca in cui, purtroppo, l’uomo (nella stragrande maggioranza dei casi) è concentrato su se stesso in un individualismo deleterio ed esasperante.

Anche a livello di fede non riusciamo quasi mai pienamente ad essere grati a Dio per tutto quello che fa per noi. Eppure spesso sentiamo recitare il salmo 103: «Benedici anima mia il Signore e non dimenticare nessuno dei suoi benefici». Sì, spesso siamo di memoria corta e portiamo avanti la nostra vita di fede come un ripetitivo e stanco rituale, dimenticando (o ignorando) che i benefici del Signore per noi si rinnovano ogni mattina (cfr. Lamentazioni 3, 22s).

Il «grande beneficio» del Signore è stato la grazia, che ci ha procurato quella salvezza che appartiene a Lui e solo a Lui. A Lui è piaciuto darcela, a noi basta stendere la mano e prendere, tutto senza soldi, tutto a titolo gratuito come scrive Isaia: O voi tutti che siete assetati, venite alle acque; voi che non avete denaro venite, comprate e mangiate! Venite, comprate senza denaro, senza pagare, vino e latte! (Isaia 55, 1).

La gratuita grazia, dunque, ci ha resi figli di Dio e suoi eredi (cfr. Romani 8, 1ss).

La nostra risposta a tanta offerta d’amore da parte del Padre, altro non può essere che una vita d’amore che si muova in due direttive: verticale, amore per il Padre, orizzontale amore il nostro prossimo.

In pratica, impariamo a coniugare la legge dell’amore (cfr. Marco 12, 29ss e par).

Impariamo a vivere di amore e gratitudine, e ciò sarà qualcosa di veramente gradito al Signore, come ci confermano le Scritture: «Perciò, ricevendo un regno che non può essere scosso, siamo riconoscenti, e offriamo a Dio un culto gradito, con riverenza e timore!» (Ebrei 12, 28).

 

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