«Ancora protagoniste»

Perché parlare oggi di «transfemminismo»? Può un uomo essere «femminista»? Come si collocano le donne protestanti in questa nuova visione? Un incontro a Milano prosegue il dibattito lanciato un anno fa

Può un uomo essere il portavoce di un movimento «femminista», che lotta contro la violenza di genere? È quanto accadrà il prossimo sabato 10 marzo a Milano, alla libreria Claudiana, dove a confrontarsi saranno Mauro Muscio, responsabile della libreria Antigone, e la pastora valdese Daniela Di Carlo.

Quest’ultima è stata una delle promotrici dell’iniziativa, che segue a distanza di un anno esatto una tavola rotonda che aveva riunito molte donne, giovani e meno giovani, intorno al tema «Protagoniste della Riforma: lavoro comune delle donne». Era inevitabile, nel cinquecentenario dell’avvio della Riforma protestante, riflettere e confrontarsi sull’influenza di quest’ultima (anche) sulla condizione delle donne, e soprattutto, venendo all’oggi, sulle esperienze vissute dalle donne e fra le donne nell’ambito delle chiese nate dalla Riforma.

Nel dibattito avevano portato una decina di esperienze di scrittura e riflessione collettiva, leadership e rappresentanza in organismi ecclesiastici, aiuto alle persone migranti… Tutti i materiali sono stati raccolti in un libretto, introdotto dal resoconto di Elza Ferrario (Segretariato attività ecumeniche), scaricabile dal sito del Centro culturale protestante di Milano a questo link .

L’incontro, una sorta di «mappatura di quanto le donne protestanti hanno fatto, per capire come si è arrivati all’eredità che abbiamo dato alle nuove generazioni», ha portato alla luce una diversità di visioni, spiega Di Carlo. «Ci siamo rese conto che il linguaggio che usavamo per parlare delle questioni di donne era diverso, ma comunque molto appassionato. C’è una tensione abbastanza forte fra le “vecchie femministe” che hanno creduto nel lavoro separatista, il lavoro fra sole donne, e le giovani generazioni che hanno sviluppato un femminismo che supera il genere, un transfemminismo, che è rappresentato da uomini, donne, di qualunque orientamento sessuale».

Ecco quindi che un uomo può essere scelto per rappresentare il movimento «Non una di meno», nato in Italia su ispirazione delle analoghe esperienze messicane e argentine. Una scelta «assai significativa, anche simbolicamente. Abbiamo chiesto alle giovani donne di “Non una di meno”, che a Milano sono molto attive, di mandarci una loro rappresentante, e loro hanno scelto di mandare un uomo», spiega Di Carlo. «Muscio parlerà della sua esperienza personale, di che cosa significa per lui definirsi transfemminista, in rapporto non soltanto al movimento di liberazione delle donne ma anche di quelli nati per dare libertà a tutte le persone poste ai margini, come le persone lgbt».

Di Carlo parlerà invece del ruolo anticipatore delle chiese protestanti su questo tema: «Attraverso la teologia queer che in luoghi come il Centro ecumenico Agape è presente da almeno vent’anni, avevamo già previsto la possibilità che il genere potesse non essere così vincolante nelle relazioni fra le persone. Ad Agape, che è un po’ l’avanguardia delle nostre chiese, questo dibattito è già in corso da tempo. Abbiamo voluto domandarci, come donne protestanti, come ci posizioniamo nei confronti di questo transfemminismo, di questo cambiamento di prospettiva per cui anche un uomo può definirsi femminista, e il genere non è più focale».

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