Raccolta rifiuti: si espande il modello Villafranca

I prossimi a partire saranno Cavour, None e Vigone. A Villafranca percentuali di differenziata sopra il 70%

La raccolta dei rifiuti cambia il suo modello nel Consorzio Acea dei comuni del pinerolese. Con una delibera votata alla fine del mese scorso, si allarga la fase sperimentale di raccolta che aveva coinvolto Villafranca a partire dall’agosto scorso. I prossimi saranno Cavour, Vigone e None che, oltre a formare una continuità territoriale, sono le uniche ad avere i requisiti relativi alla condivisione dei dati degli utenti con Acea. Proprio l’aspetto legato alle banche dati ha reso il percorso verso la delibera definitiva del consorzio piuttosto tortuoso e conflittuale. Una prima versione presentata sull’argomento, infatti, era stata respinta perché l’aggiornamento dei database e la vastità della copertura del servizio avrebbero rallentato il percorso, il cui traguardo è la copertura dell’intera area nel giro di tre anni. Una seconda delibera aveva poi individuato una quota di copertura di 40.000 persone all’anno e la partenza su Vigone, Cavour e None e, in seguito, di Pinerolo, Volvera, Villar Perosa e Bricherasio.

Proprio su Pinerolo però la discussione si è arenata, portando a una nuova bocciatura della delibera. Luca Salvai, sindaco di Pinerolo e presidente del consorzio, aveva infatti inserito una clausola in cui richiedeva ad Acea di adattare il modello originale di Villafranca alla realtà di una città di quasi 40.000 abitanti. Inoltre, chiedeva di allargare a tre sezioni di rifiuti il servizio porta a porta che, invece, negli altri comuni riguarda soltanto l’umido. Nel corso di un’assemblea piuttosto turbolenta, si è creato un fronte di opposizione all’istanza di Salvai e la delibera è stata nuovamente respinta.

Successivamente, una nuova delibera presentata dal consiglio direttivo ha confermato in sostanza le linee dettate dalla precedente, escludendo però le istanze di Pinerolo e quindi completando il proprio percorso. Il sindaco pinerolese, però, ha deciso di andare avanti per la sua strada e continuerà nel suo dialogo con Acea per studiare un modello ad hoc, indipendentemente dai contenuti della delibera. Il “modello Villafranca” induce a essere ottimisti circa il miglioramento del servizio e delle percentuali di raccolta differenziata, fissate per legge regionale al 65% entro il 2020. In questi otto mesi Villafranca ha superato il 70% e ha confermato l’efficienza di un sistema che produce risultati importanti in molte realtà.

La raccolta porta a porta della sezione dell’umido non è però l’unico elemento innovativo: per l’indifferenziato, infatti, sono stati inseriti cassonetti dotati di una tecnologia in grado di identificare l’utente attraverso una tessera elettronica e di una bocca volumetrica che misura i rifiuti. Questo sistema si presta all’applicazione di un sistema tariffario puntuale, che vuole rappresentare un forte incentivo a una corretta gestione dei rifiuti, in linea con l’obiettivo di orizzonte per il Consorzio Acea. Nonostante l’approvazione di questi provvedimenti, restano ancora alcune questioni in sospeso e qualche malcontento. Alle prime appartiene il caso di Porte, che vorrebbe partire con Villar Perosa e Pinerolo temendo di diventare la “discarica” dei due confinanti, ma nella delibera è stata esclusa perché inferiore ai 4.000 abitanti. Nel fissare le linee guida per il progetto, il consorzio aveva infatti stabilito di partire escludendo i comuni più piccoli. Altrettanto, però, aveva indicato nella continuità territoriale un altro aspetto primario. «In un caso come questo non ha senso che Porte non possa partire», afferma il presidente Salvai. «Mi sono preso l’impegno con Porte di risolvere in qualche modo il problema».

Tra gli scontenti, invece, c’è Volvera: il vice-sindaco Francesco D’Onofrio avrebbe voluto partire subito e invece dovrà aspettare «Questo ritardo ci danneggia – si lamenta D’Onofrio – ci hanno addotto ragioni di gestione dei dati, a mio parere facilmente risolvibili. Inoltre il prossimo anno ci sono le elezioni e gestire un periodo di sperimentazione in campagna elettorale non è certo l’ideale».

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