Emanuela C. Del Re: "I corridoi umanitari, un modello europeo che coniuga sicurezza, legalità e solidarietà"

Questa mattina a Fiumicino sono giunti altri 37 siriani dal Libano grazie all’impegno della Fcei, Tavola valdese e Sant’Egidio. La nostra intervista alla vice ministra degli Affari Esteri

I #corridoiumanitari sono un progetto pilota promosso dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei), dalla Tavola valdese e dalla Comunità di Sant’Egidio, nell’ambito di un Protocollo d’intesa concordato con i ministeri dell’Interno e degli Affari Esteri. Permettono a persone fuggite dal loro paese e in condizione di vulnerabilità di accedere al loro diritto d’asilo usufruendo di vie legali e sicure. Il 27 ottobre 2017, con l’arrivo da Beirut (Libano) dell’ultimo gruppo di profughi - soprattutto siriani – all’aeroporto di Roma-Fiumicino, si raggiunse la soglia di 1000 beneficiari prevista dal Protocollo sottoscritto tra le parti, il 15 dicembre 2015. Il 7 novembre 2017 il Protocollo è stato rinnovato per il biennio 2018/19 per altri 1000 beneficiari e in questi ultimi dieci giorni sono giunte in Italia altre 76 persone, donne uomini e tanti bambini: due arrivi a Fiumicino sono avvenuti grazie a Fcei, Tavola valdese e Sant’Egidio (il 26 giugno e oggi 3 luglio); un altro arrivo il 27 giugno realizzato con un altro accordo dalla Comunità trasteverina, la Caritas e la Conferenza episcopale italiana (Cei), ha visto arrivare di 31 famiglie eritree e con loro, 62 bambini.

«Questa è l’Italia che vogliamo – afferma a Riforma.it Emanuela Del Re, vice ministra degli Affari esteri e cooperazione internazionale–. I Corridoi umanitari sono una buona pratica, un esempio di come le istituzioni possono operare proficuamente con la società civile».

I Corridoi sono stati dapprima un esperimento pilota e poi un esempio da seguire in Europa.

«Sono una sintesi intelligente della questione sociale e sono l’unione vincente di due elementi: da un lato l’operatività garantita dallo Stato e dall’altra la sensibilità umanitaria promossa dalla società civile e religiosa italiana; due mondi in comunicazione che divengono una soluzione per chi oggi è in cerca di protezione. Un’alternativa, se fosse attuata su larga scala, ai pericolosi viaggi in mare. Una proposta e una buona pratica per chi quotidianamente si interroga su quale possa e debba essere un efficace modello di accoglienza».

Mentre la società civile si unisce e propone soluzioni accolte e patrocinate dallo Stato, molti paesi europei chiudono porti, erigono muri e controllano le frontiere.

«In un mondo in cui assistiamo a un’evidente accelerazione degli eventi e dell’interazione umana, la tendenza è quella di risolvere le questioni ritenute cogenti senza analizzarle in modo approfondito. Credo si debba procedere, in futuro, con una visione strategica più ampia e in grado di fornire risposte strutturali condivise, sia a livello europeo sia italiano, senza dimenticare quali sono stati i principi fondamentali che hanno dato avvio all’Unione Europea: la difesa dei diritti civili, della dignità, dell’uguaglianza, della democrazia. L’Europa è leader indiscussa in materia di diritti umani, non a caso è considerata un approdo sicuro per tante persone in fuga da guerre, persecuzioni e carestie».

I porti italiani sono sicuri, ma chiusi. Non è una contraddizione in termini?

«In realtà i porti italiani non sono chiusi. Sono aperti ed operano come hanno sempre fatto. Sono chiusi a quei soggetti privati che non rispettano le leggi e le norme previste dal diritto internazionale. E’ stato consentito lo sbarco di centinaia di migranti salvati in mare aperto da navi della nostra Guardia Costiera e della Marina militare. Come in passato i porti italiani continuano ad accogliere. Il governo, assumendo una presa di posizione ferma, ha lanciato un segnale forte all’Europa, per ricordare che esiste una quota di responsabilità di tutti in tema di rifugiati e migranti. Il riferimento al fatto che l’Italia non può essere lasciata sola a occuparsene, è motivato dal fatto che bisogna ricordare ai paesi che hanno da tempo eretto barriere che la richiesta d’asilo riguarda tutti, proprio perché si tratta di diritti umani, e anche che per garantire la massima ed efficace operatività nell’accoglienza è necessario che nell’Unione Europea tutti cooperino».

Il Ministero degli Esteri e della Cooperazione crede nel progetto dei Corridoi Umanitari. 

 «Attraverso l’ultimo protocollo firmato con la Fcei, la Tavola valdese e Sant’Egidio, e che ha garantito la prosecuzione dei Corridoi umanitari, il ministero degli Affari Esteri ha voluto siglare un accordo di solidarietà e di speranza; i Corridoi sono un aiuto concreto per persone in stato di vulnerabilità e che da oltre tre anni risponde alla sfida dell’accoglienza nel rispetto dei diritti umani; un’idea emulata da altri paesi quali la Francia e il Belgio e che insieme ai ricollocamenti costituisce l’unica via legale per riconoscere ai richiedenti asilo per motivi umanitari, un’effettiva protezione proprio come è previsto dalle norme internazionali. Ma sono anche una strategia pilota in materia di sicurezza per il nostro paese con l’apertura di vie legali di accesso nella gestione dei movimenti migratori. L’iniziativa, lanciata lodevolmente in spirito ecumenico da evangelici della Fcei, valdesi e metodisti della Tavola valdese e cattolici di Sant’Egidio, e dall’altra da organizzazioni umanitarie cattoliche insieme alla Cei, è volta a contrastare traffici illegali di esseri umani: un modello europeo che coniuga sicurezza, legalità e solidarietà.  Questa è l’Italia che vogliamo».

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