Consegnata l’Akademya delle donne a Kobane

In Italia si chiudono gli spazi per le donne. A Kobane si apre la Casa delle donne grazie ai fondi dell’Otto per Mille della Chiesa Valdese

Il 17 giugno 2018 a Kobane, Siria del nord, si è inaugurata l’Akademya delle donne. Un Centro di formazione politica delle donne, di sperimentazione, di rilettura della storia al femminile, una Akademya che vuole proiettarsi verso incontri internazionali. Un polo femminista proprio lì, nel luogo dove le donne sono state protagoniste di una battaglia di liberazione.

Questo è l’auspicio che già nel 2015, quando mi sono recata a Kobane come Staffetta delle donne ci eravamo date. Oggi l’Akademya è realtà, non più solo nei nostri sogni, esiste ed è operativa.

Il 17 giugno ho tagliato il nastro inaugurale con la mamma di Silan Kobanè, la prima combattente caduta nella lotta contro Daesh. L’Akademia porterà il suo nome per ricordare che le donne in quel luogo hanno combattuto per conquistarsi la libertà, non solo quella di un popolo ma quella più ampia che riguarda i diritti che ogni essere umano dovrebbe avere.

 Un momento catartico direi storico, uno di quei momenti in cui il corpo e le emozioni prendono il sopravvento, le lacrime non si trattengono e scendono senza controllo, la mia mano unita a quella della mamma di Silan ha tagliato il nastro di apertura.

Togliamo dal nostro immaginario quella solennità a cui siamo abituati fatta di fasce tricolori che in bella mostra tagliano i nastri. I politici; anzi, tutte le donne politiche erano presenti il 17 giugno, a partire dalla Ministra delle donne, alla co-presidente del Cantone del Rojava alla co-sindaca di Kobane, erano senza fasce rappresentative, tanto che con fatica ho riconosciuto la Ministra Emine che l’anno prima mi aveva ricevuta nel suo ufficio.

Dopo il taglio del nastro e prima del rinfresco ci siamo riunite, presenti, oltre le rappresentanti politiche, tutte le associazioni femminili di Kobane e il Congresso delle donne (organismo rappresentativo di tutte le organizzazioni femminili del Rojava). Una riunione dove ho potuto raccontare perché la Chiesa Valdese ha sentito una comunanza con il popolo curdo, ho parlato di discriminazione e raccontato di cosa è stata Torre Pellice, e le Valli. L’ho fatto con orgoglio, raccontando che io che non sono una Valdese e sono venuta a conoscenza di tutto questo non sui libri di storia ma occupandomi di questo progetto. Sicuramente non sono stata brava a raccontare tutto, ma era una suggestione che mi è partita dal cuore.

Tra abbracci e commozione, ho rivisto la responsabile delle donne che nel 2015 (Kobane appena liberata) ci scoraggiava dal passare il confine clandestinamente da Suruc (Turchia) verso Kobane. Nessuno credeva al nostro sogno utopico di ricostruire la Casa delle donne, neanche loro ci davano molto credito. Questo abbraccio emozionante è la conferma che le donne possono cambiare il mondo con le loro energie sostenute, come in questo caso, dai fondi dell’Otto per Mille della Chiesa Valdese, senza i quali non saremmo qui a parlarne.

L’Akadenya è ultimata, manca l’ultimo piano, quello adibito a foresteria, nonostante ciò con il coordinatore del progetto, Roberto Vitelli, abbiamo compreso la loro urgenza di inaugurare la Casa.  Un momento storio difficile per loro, la guerra e la conquista di Afrin da parte della Turchia, l’islamizazzione forzata che sta attuando Erdogan nelle zone occupate.

Aprire un luogo per le donne è una risposta politica, una risposta che parla di diritti, di pace, di libertà, soprattutto quella delle donne che oggi, in Siria come in occidente, sembra faccia nuovamente paura.

Sarà Arijn, la responsabile dell’Akademya, eletta dal comitato delle donne a prendersi cura e organizzare insieme alle altre i corsi di formazione. Il 23 giugno sono partiti i corsi di formazione su: origine del patriarcato, la genealogia, i diritti delle donne, la sociologia della liberazione, il corpo delle donne e qualcun altro che non ricordo. Al momento i corsi sono aperti solo alle donne, ma sono in programma corsi misti sul femminismo rivolti agli uomini e questo avanzamento di pensiero mi ha entusiasmato.
Le aule per le formazioni sono pronte, arredate con sedie con ribaltina per prendere appunti. Nel piano seminterrato come da loro desiderato è stata allestita una grande cucina e una mensa per ospitare tutte e tutti i partecipanti ai corsi. La totalità dell’Akademya è di 1.500 mq, per coloro che verranno da altri paesi sarà possibile pernottare nella foresteria all’ultimo piano appena terminata e resa agibile.

All’entrata dell’Akademia insieme ad Arijn, abbiamo allestito una mostra. Ho portato con me, in valigia, le opere (fotocopie in A3) dei quadri che gli/le artisti/e hanno inviato a Ponte Donna per la Campagna Artisti per Kobane – dona un’opera alle donne di Kobane. Le fotocopie delle opere resteranno  esposte in forma permanente a testimonianza di quanto gli attivisti e le attiviste italiane siano solidali con le donne curde.
Ho riferito della Campagna Artisti, di questa idea che è nata per continuare, dopo la fine della costruzione dell’Akademia, ad essere accanto a loro e sostenerle. Le opere che generosamente sono arrivate sono più di 70, alcune anche dal Messico e dall’Argentina; in autunno pensiamo di fare a Roma una mostra e metterle in vendita. I proventi andranno a finanziare una cooperativa di donne. Sulla pagina Facebook PonteDonna Kobane si trova un filmato con tutte le opere e si può seguire l’avanzamento del progetto della Campagna Artisti".

Questa terza missione a Kobane è stata molto faticosa, l’embargo da parte della Turchia e Iraq rende difficile raggiungere la Siria del nord. Noi di Ponte Donna ce l’abbiamo fatta mettendoci il cuore e l’impegno nel portare verso il compimento questo progetto di cui penso che i Valdesi dovrebbero dovrebbero essere orgogliosi nel sentirsi partecipi nella costruzione della Casa delle Donne / Akademya.

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