Le "novantaquattro tesi" di Halle

Il testo di un «collettivo di teologi e teologhe» nello spirito di una «ecclesia semper reformanda»

Il movimento ecumenico moderno ha realizzato un notevole avvicinamento tra le denominazioni cristiane attraverso dialoghi bilaterali e multilaterali. Ricordiamo il documento Battesimo, eucarestia, ministero del Consiglio ecumenico delle chiese del 1982. Meno noti o riconosciuti sono i segni della convergenza rispetto al tema del lavoro e della vita. Il progetto Radicalizing reformation documenta il consenso di un crescente numero di cristiani progressisti sulla giustizia economica globale, l’uguaglianza sostanziale tra le persone, la sostenibilità degli ecosistemi, le azioni di pace come risposta alla cultura e agli atti di violenza, la protezione dei soggetti vulnerabili e l’impegno per la riconciliazione interreligiosa.

Radicalizzare la Riforma: letteralmente tornare alle radici non per celebrarle ma per contestualizzare nelle molteplici crisi di oggi il ruolo giocato e subìto dalle chiese e dal pensiero della Riforma, provocati dalla Bibbia, in una prospettiva di liberazione. Un progetto di ricerca internazionale che dal 2011 si è tradotto in conferenze e pubblicazioni in vista dei 500 anni della Riforma, sostenuto dal Consiglio ecumenico delle chiese (Cec), dalla Chiesa protestante in Germania (Ekd) e da altre istituzioni tedesche (www.radicalizing-reformation.com ).

Il progetto internazionale è stato promosso da teologi principalmente luterani ma anche riformati, metodisti, anglicani e mennoniti e si è articolato su 6 assi: la chiamata al pentimento, l’imperativo della giustizia economica, prestare ascolto al grido della Terra (la madre Terra è stata crocifissa e tutta la creazione attende la resurrezione, tutto quello che riceviamo dalla Terra è un puro dono di Dio per il quale siamo chiamati a vivere della gratitudine e cura della creazione), l’appello ad agire per la pace, la necessaria riconciliazione interreligiosa e la chiamata a una nuova Riforma in quanto l’impulso evangelico non è più riconoscibile nelle chiese della Riforma. Questo diceva Dorothee Solle nel 1968.

Con lo spirito di una ecclesia semper reformanda, nel 2014 a Halle sono state riscritte le Tesi di Lutero che iniziavano con la chiamata di Gesù al ravvedimento. È necessario il ritorno della teologia della croce a essere una teologia della vita (resurrezione) allineata con la solidarietà di Dio con le oppresse e gli oppressi, la giustizia economica per tutti e l’integrità della rete ecologica della vita. Come fece Lutero, noi abbiamo bisogno di un linguaggio rinnovato e di un ritorno al messaggio di liberazione del Vangelo nel proclamare la chiesa per la vita del mondo. Dobbiamo allora tornare a una parte del pensiero e dell’eredità di Lutero, ma al tempo stesso prendere le distanze da certe cose che egli disse e fece.

Quella che segue è una presentazione delle 94 Tesi (94 e non 95, probabilmente per marcare, rispettosamente, la distanza dall'opera di Lutero) che si trovano integralmente sul sito www.fcei.it nella sezione Globalizzazione e Ambiente.

Tesi 1-4: «Cristo ci ha liberati perché fossimo liberi» (Gal. 5, 1)

Secondo l’apostolo Paolo, Gesù libera dal dominio del peccato nel contesto dell’impero romano. Il peccato è letto in termini di relazioni di dominio, mentre raramente è visto in categorie di colpa e peccato individuale. Oggi, l’equivalente della dominazione totalitaria dell’impero romano è la dominazione dei mercati finanziari.

Tesi 5-23: «Voi non potete servire Dio e Mammona» (Mt. 6, 24)

Almeno due miliardi di persone vivono oggi in condizioni di povertà estrema sotto il dominio del dio denaro. Dal concetto biblico di terra su cui si abita come «stranieri e ospiti» (Lev. 25, 23) si è passati all’appropriazione di terre in Africa e America Latina, alla privatizzazione del patrimonio genetico e di beni comuni come terra e acqua. L’economia capitalista porta a una crescita illimitata che mette in pericolo la vita sul pianeta. L’invito a fare penitenza, richiamato da Lutero nella Tesi n. 1, oggi diventa un invito a liberarsi dal dominio distruttivo del denaro.

In contrasto al concetto paolino di un solo corpo con molte membra (I Cor. 12), il capitalismo spinge alla competitività. Secondo Lutero, siamo creati e tenuti invita per lavorare con Dio per la giustizia e la pace in economia, nell’ordine politico e nella Chiesa. In questo, Lutero segue i Valdesi, Wyclif e Hus.

La Bibbia stabilisce una economia politica della «sufficienza per tutti» basata sulla condivisione di ciò che ricevono per il bene comune di tutti (Esodo 16).

Tesi 24-32: «Il messaggio della croce ... è il potere di Dio» (I Cor. 1, 18)

La croce, usata dall’impero romano per portare a morte ribelli e schiavi fuggitivi, si vede ancora in immagini in cui sono crocifissi una donna, un campesino, un uomo con la maschera anti-gas: queste immagini ci fanno capire quante persone ancora oggi sono uccise dai poteri dominanti. Gesù crocifisso è profondamente collegato a loro.

Tesi 33-46: «Le cose vecchie … sono diventate nuove» (II Cor 5, 17)

L’evangelo è riconciliazione di Dio con l’umanità e degli esseri umani fra loro. Ma l’evangelo non è evangelo se non riesce a riconciliare l’intero creato, prendendo posizione a favore di nuove politiche economiche, sociali ed economiche per il benessere dell’intero creato e di tutte le popolazioni del mondo e adottando un tenore di vita sobrio e collaborando anche con persone di altre culture e religioni, per implementare politiche portatrici di vita.

La pienezza di vita (Giovanni 10, 10) rompe con il concetto di sviluppo economico che conosciamo: si concentra sulla nostra interdipendenza con il creato verso cui la comunità umana deve orientarsi. La pienezza di vita non mira ad avere di più in termini di accumulazione e di crescita ma a vivere in equilibrio in tutte le relazioni. 

Tutti gli esseri umani ha diritto e hanno bisogno di «pane e rose», hanno fame di pane e di bellezza. Uno dei compiti permanenti della teologia riformata è di lottare e di proclamare il diritto alla pienezza di vita per tutto il creato.

Tesi 47-57: «Beati i costruttori di pace» (Mt. 5, 9)

Ascoltiamo le grida di tutti coloro che hanno subito violenza a opera dei seguaci della Riforma: contadini, anabattisti, ebrei, musulmani. Ascoltiamo le grida di coloro che oggi subiscono vari tipi di violenza: violenza domestica, sfruttamento economico, violazioni dei diritti umani, ingiustizia contro il creato, imperialismo di stato e guerre!

Praticare la pace significa vivere, parlare e agire senza violenza; significa fare tutto ciò che promuove la pace: compiere la giustizia, ascoltare, perdonare, condividere, dare, sanare, essere misericordiosi, aiutare.

Tesi 58-76: «Portate i pesi gli uni degli altri» (Gal. 6, 2)

Lutero vide nella critica di Paolo alla legge una critica alla Torah. Gli studi più recenti hanno dimostrato che il contrasto di Paolo con i suoi avversari galati non era sulla Torah, ma sulla legge e gli ordinamenti dell’impero romano.

Quando l’ordine costituito è ingiusto e indifferente alle sofferenze degli ultimi, specialmente i minimi fratelli (Mt. 25, 31-40), i cristiani devono non solo disobbedire ma anche resistere alle autorità.

Tesi 77-94: «Lo Spirito soffia dove vuole» (Gv 3, 8)

Nel XVI secolo la Chiesa fu riformata, ma ben presto si trovò nuovamente invischiata in strutture e pratiche patriarcali, gerarchiche e asservite agli interessi economici e politici. Lo Spirito di Dio chiama la Chiesa ad allontanarsi da queste espressioni costantiniane di chiesa, per andare verso una chiesa più partecipativa, universale e inclusiva.

Lo Spirito di Dio agisce liberamente, soffiando quando e dove vuole, rinnovando la Chiesa. Ma non può essere proprietà di nessuno, né essere tenuto prigioniero di interessi istituzionali o definizioni dottrinali.

Quando Lutero chiamò la croce il marchio della Chiesa, stabilì un criterio: per essere Chiesa, la Chiesa ha bisogno di diventare vulnerabile, restando dalla parte dei poveri.

Una chiesa che si riforma deve sforzarsi di superare le divisioni fra oriente e occidente, fra cattolici e protestanti e fra le varie chiese riformate, in modo che tutti possano celebrare la Cena del Signore insieme.

 

 

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