Lodare Dio persino nelle afflizioni

Un giorno una parola – commento a Romani 5, 3-4

Metterò quel terzo nel fuoco, lo raffinerò come si raffina l’argento, lo proverò come si prova l’oro; essi invocheranno il mio nome e io lo esaudirò
Zaccaria 13, 9

Ci gloriamo anche nelle afflizioni, sapendo che l’afflizione produce pazienza, la pazienza esperienza, e l’esperienza speranza
Romani 5, 3-4

Queste parole dell’apostolo Paolo a una prima lettura possono suscitare il nostro rifiuto: la parola «afflizioni» e la parola «gloriarsi» sembrano davvero non potere stare insieme. Dobbiamo però essere attenti al fatto che Paolo non dice «ci gloriamo delle afflizioni», ma «ci gloriamo nelle afflizioni».

Delle afflizioni non ci si può gloriare, non si può essere contenti e tanto meno ringraziare per la sofferenza che viviamo. Gesù ha sempre eliminato la sofferenza dal corpo e dall’animo delle persone che ha incontrate, ha sempre voluto togliere gli esseri umani dall’afflizione.

Nelle afflizioni, invece, ci si può gloriare, ovvero si può ringraziare Dio che nelle afflizioni, cioè mentre attraversiamo le afflizioni e i dolori della nostra vita, ci sostiene e ci accompagna con la sua promessa. «Ci gloriamo anche nelle afflizioni», ovvero persino nei momenti difficili e dolorosi troviamo motivo di lode.

E qual è il motivo della lode? È il fatto che l’afflizione produce pazienza, la pazienza esperienza, e l’esperienza speranza. Paolo presenta un percorso che dalla pazienza, attraverso l’esperienza, arriva alla speranza. La speranza è il motivo della lode: Dio non ci lascia senza speranza nemmeno nelle afflizioni, per questo ci possiamo gloriare, ovvero lo possiamo lodare anche, persino nelle afflizioni.

Nessuno, purtroppo, è immune dalle afflizioni, dalle difficoltà, dal dolore; queste cose fanno parte della nostra umanità e della nostra umana fragilità. La Parola di Dio ci dice però che anche nelle afflizioni abbiamo una speranza che non viene meno, perché ci è donata dal Signore.

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