Solidarietà radicale

Un giorno una parola - commento a Giovanni 6, 8-10

Il Signore disse a Mosè: «Io ho udito i mormorii dei figli d’Israele; parla loro così: “Al tramonto mangerete carne e domattina sarete saziati di pane; e conoscerete che io sono il Signore, il vostro Dio”»
Esodo 16, 11-12

Andrea disse a Gesù: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cosa sono per tanta gente? Gesù disse: «Fateli sedere»
Giovanni 6, 8-10

Vorrei spendere una parola di plauso al ragazzo che aveva con sé cinque pani d’orzo e due pesci, perché, se non avesse voluto condividerli, nessuno quel giorno avrebbe mangiato, oppure, Gesù avrebbe dovuto spendere 200 denari per il solo pane. Invece hanno mangiato anche il pesce, senza farlo avanzare. Sottolineo questo dato del racconto perché il miracolo non consiste nel far scendere il pane dal cielo o nel far guizzare i pesci dall’erba, ma consiste in una moltiplicazione di quello che viene messo a disposizione. È un miracolo dove la collaborazione umana è indispensabile.

Da questo racconto emerge che Gesù non si preoccupasse solo di predicare il Regno alla folla di impoveriti che lo seguiva, ma si curava che essa ricevesse anche il pane quotidiano. Credo che qui sia il punto, il Regno è anche pane quotidiano, non puoi predicarlo senza dare un segno che lo rappresenti.

Nel Regno che Gesù predica però, il pane non scende dal cielo come nei giorni di Mosè, ma si condivide. Non arriva direttamente dalle mani di Dio, ma passa prima dalle mani umane. Il miracolo non avviene operando sull’assenza radicale del pane, ma operando sulla presenza di una solidarietà radicale. Nel Regno non c’è carestia perché c’è solidarietà. Nel mondo vedrai il Regno solo quando sarai disposto a mettere in gioco ciò che è tuo.

Il segno che rappresenta il Regno in questo racconto di miracolo, non è che nel Regno ci sarà pane per tutti, ma che nel Regno ci sarà giustizia perché ci sarà solidarietà, condivisione.

 

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