Fare rete per superare la crisi

L’annuale incontro degli organi esecutivi delle chiese metodiste e valdesi ha visto emergere le difficoltà della situazione attuale, ma soprattutto la volontà di ripensare la propria progettualità

Ripensare la progettualità delle nostre chiese, questo l’obiettivo e il tema che ha impegnato la discussione degli “organi esecutivi” delle chiese metodiste e valdesi: Tavola valdese, Comitato permanente Opcemi, Commissioni esecutive distrettuali (quattro: valli valdesi, nord Italia, centro, sud) e consigli di circuito (sedici, presenti quasi tutti con un loro rappresentante), in buona parte laici.

Riuniti al Centro metodista Ecumene (Velletri) dalla sera di venerdì 28 settembre al pranzo di domenica 30, i circa quaranta partecipanti hanno condiviso una bella occasione di confronto, per parlare “fuori dai denti” ma in modo pacato e fraterno. Il tema è stato infatti affrontato senza piagnistei e senza scaricare le colpe su altri, ma con la volontà di confrontarsi, scambiarsi esperienze e soprattutto trovare una via d’uscita da quella situazione di “stabile decrescita” descritta dalla ricerca sociologica Risorse, più volte citata anche in questa occasione come punto di partenza per la riflessione, da valorizzare anche al livello delle chiese locali.

Dai dibattiti dell’ultimo Sinodo e delle ultime conferenze distrettuali è emersa l’esigenza di trovare strumenti per superare la situazione di difficoltà vissuta da molte comunità, pastori, membri di chiesa.

L’incontro di Ecumene ha messo in evidenza ancora una volta tre elementi chiave della “crisi”: la «dicotomia tra livello globale e locale», la carenza di senso di appartenenza (membership) e l’incapacità di gestire i conflitti. Tutti elementi che hanno contribuito, tra l’altro, a inasprire il dibattito su “predicazione e diaconia”, spesso declinato in una errata contrapposizione chiesa-Csd, e qui affrontato invece in modo decisamente più sereno, assumendosi la responsabilità come chiese, senza volerla riversare sulla diaconia.

Si è detto che da un lato occorre suscitare maggiore coinvolgimento ed entusiasmo nelle persone, siano esse nuovi membri (giovani neoconfermati o adulti “convertiti”), o membri di chiesa; dall’altro si è esortata la risposta delle chiese, spesso carente, alle iniziative organizzate a vari livelli (Tavola-distretti-circuiti), cioè questionari, momenti di incontro/formazione, discussione di documenti (fine vita, ecumenismo…) nelle comunità, comunicazione delle proprie attività nell’ottica del «fare rete», sia a livello di chiese locali, sia tra i vari livelli in cui è organizzata la chiesa, per l’appunto circuiti e distretti. Forse, è stato detto, ci vorrebbe una nuova struttura, più rispondente alla realtà effettiva della nostra chiesa… Per quanto riguarda i conflitti, è emerso che le comunità paiono spesso incapaci di porsi in modo autocritico e persino di riconoscere il problema, primo requisito per affrontarlo.

Ma come aiutare le chiese locali nella gestione della quotidianità, come farle sentire più fiduciose? Che cosa fa avvicinare le persone a noi e perché non riusciamo a creare comunità e a fare sì che non “si perdano per strada” dopo qualche tempo?

Nella sua relazione introduttiva, il moderatore della Tavola valdese Eugenio Bernardini ha individuato tre ambiti in cui occorrerebbe un «kit per rivitalizzare le chiese». Formazione di leader laici locali: occorre potenziare (e formare) i ministeri che affianchino quello pastorale/diaconale (si continua a delegare troppo ai pastori, per poi rimproverarli di non fare abbastanza); gli strumenti ci sono (Servizio istruzione educazione, Unione predicatori locali, Commissione catechismo, mansionario per consigli di chiesa, Commissione permanente studi…) ma sono poco conosciuti e usati. A questo si collega la necessità di una formazione permanente per tutti, pastori e laici, in particolare chi si occupa di catechesi e scuola domenicale (diverse le testimonianze riguardo a quest’ultima): occorre trovare nuove strategie e formule, e migliorare il livello della catechesi. Infine, evangelizzazione e comunicazione, due temi che significativamente vengono affiancati e in cui è necessario elaborare nuove strategie.

Al di là della situazione di difficoltà, tuttavia, la strada sembra tracciata dalle parole chiave che ricorrono negli atti dell’ultimo Sinodo, come evidenziato dalla diacona Alessandra Trotta, membro della Tavola appena eletta, nell’analisi degli atti che contengono direttamente o meno, un mandato agli organismi locali (distretti e circuiti): unità, collaborazione, ascolto, accoglienza.

L’unico impegno diretto riguarda la Carta della micro-accoglienza diffusa (artt. 68-69) ma questi concetti ricorrono, esprimendo l’aspirazione delle chiese, al di là delle loro difficoltà, a essere una chiesa che rifiuta razzismo, discriminazione e violenza, attenta alla tutela del Creato e all’ecumenismo.

Rispetto a quest’ultimo tema, uno degli interventi “esterni” è arrivato da Luca Baratto, in qualità di portavoce dell’Osservatorio ecumenico, esistente da due anni, che ha prodotto finora due ricerche: una sull’ospitalità eucaristica (presto a disposizione delle chiese) e una appunto sulla partecipazione o meno ai vari momenti ecumenici (Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, Tempo del creato, veglie per le vittime dell’omofobia, ecc.). La ricerca, ancora in corso, auspica una maggiore risposta delle chiese, per il momento abbastanza scarsa, e la comunicazione delle proprie iniziative, nell’ottica del fare rete di cui si diceva. E sulla stessa scia si è collocato l’intervento di Nino Leone per l’Unione predicatori locali, che ha sollecitato gli organi intermedi (circuiti e distretti) a prendere organizzare momenti di formazione, coordinandosi con l’Upl, in modo più organico di quanto avvenga ora. Sul tema della formazione, ricordando l’offerta rivolta non soltanto ai pastori ma a tutti, e diffusa sul territorio nazionale, è intervenuto pure il decano della Facoltà valdese di Teologia Fulvio Ferrario. Anche la relazione di Francesca Litigio, segretaria della Federazione giovanile evangelica in Italia (Fgei), ha puntato molto sul tema del coordinamento, della condivisione delle risorse e sulla creazione di un senso comunitario che superi l’ottica di una chiesa (e di una Federazione) «erogatrice di servizi». La relazione di Franco Ribellino, ufficio amministrativo, ha infine dipinto il quadro finanziario, dando indicazioni operative oltre ai dati puntuali sulla situazione.

 

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