Buon compleanno, "chiesa verde"!

Il bilancio del primo anno della certificazione ambientale francese, uno dei molti progetti legati alla sostenibilità ambientale, che sta coinvolgendo le chiese cristiane e non solo

Ha festeggiato il suo primo compleanno la certificazione ecologica «église verte», avviata ufficialmente un anno fa (ne avevamo parlato qui e qui) da diverse chiese e organizzazioni cristiane francesi. Il progetto di “chiesa verde” coinvolge infatti protestanti, cattolici, ortodossi, anglicani, ed è promossa dalle principali denominazioni, riunite nel Consiglio delle chiese cristiane in Francia, nella Conferenza episcopale cattolica, nella Federazione protestante di Francia (Fpf), e nell’assemblea dei vescovi ortodossi. A queste si uniscono alcune organizzazioni, Secours catholique (la Caritas francese), Ccfd-terre solidaire (Comité catholique contre la faim et pour le développement), la Ceras (Comprendre pour agir), l’associazione A Rocha e il Centro studi Avec (Accompagnement vers une écoresponsabilité chrétienne).

A un anno dall’avvio del progetto, nato sulla scia della Conferenza delle Parti della convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Cop21) tenutasi a Parigi nel 2015, sono più di 120 le realtà che hanno già aderito, intraprendendo il percorso per arrivare a una maggiore sostenibilità ambientale attraversando diversi passaggi. Questi sono simboleggiati da cinque piante bibliche: granello di senape, giglio dei campi, vite, fico e cedro del Libano. Il 40% ha raggiunto il primo livello, quello del granello di senape, il 35% il secondo, il 10% è al terzo, il 15% al quarto e ancora nessuno è stato classificato come “cedro del Libano”. Ma è trascorso solo un anno, e quindi si può dire che il percorso è in piena espansione.

Per il momento la maggioranza delle “comunità” etichettate è rappresentata da parrocchie, ma c’è anche qualche centro spirituale o monastero, alcune scuole ed esperienze abitative condivise e solidali.

Si comincia con un’autoanalisi, che viene attuata rispondendo alle 80 domande del questionario online (www.egliseverte.org), per valutare il proprio punto di partenza, rispetto alla sostenibilità del proprio edificio, ma anche delle pratiche comunitarie (agapi, lavori di gruppo…), il tipo di catechesi e di predicazione, l’impegno locale o globale in campo ambientale. Si tratta infatti di un approccio globale, che non si limita a valutare il consumo energetico, la gestione dei rifiuti, ma l’intero stile di vita.

L’occasione per fare un primo bilancio del percorso nazionale di église verte è arrivata con la celebrazione del Tempo del creato 2018 (ufficialmente, dal 1 settembre al 4 ottobre), con le diverse iniziative organizzate a livello locale, e in particolare con una giornata ecumenica tenutasi il 7 ottobre alla chiesa cattolica di St. Gabriel a Parigi (ovviamente una delle chiese che hanno avviato il percorso). Si è trattato di un’occasione per fare il punto della situazione ed esortare altre realtà a partecipare, mettendo in atto la propria “conversione ecologica”, trasformando il proprio rapporto con il creato, come singoli e come comunità.

L’autunno si presenta come il momento in cui si concentrano le riflessioni sul tema ambientale: è, anche in senso metaforico, il momento del “raccolto”, che porta a fare un bilancio tra quanto si è seminato e quanto è andato distrutto o si è consumato. Un bilancio che quest’anno prevederà un momento importante, la 24a Conferenza delle Parti che si terrà a Katowice, in Polonia, dal 3 al 14 dicembre prossimi. In vista della Cop24 è partito lo scorso 4 ottobre, da piazza San Pietro a Roma, un pellegrinaggio ecumenico, “In cammino per il clima”, che ha coinvolto 20 pellegrini italiani e stranieri (lo avevamo annunciato qui).

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