In piazza contro la legge "Sicurezza e immigrazione"

Sabato 26 gennaio ad Avigliana (To), manifestazione contro il Decreto Sicurezza, organizzato fra gli altri dalle locali chiese valdesi e battiste

«Manifestiamo perché è la cosa giusta da fare. Senza se e senza ma». Chiare e nette le parole di Elisabetta Serra, valdese, membro del Consiglio di chiesa a Susa e vice sindaca di Vaie in val Susa, Comune capofila insieme alla vicina cittadina di Avigliana nell'organizzazione della marcia prevista sabato 26 gennaio contro la legge “Sicurezza e Immigrazione” varata dal governo nelle scorse settimane.

«Il nostro è stato il primo municipio della valle a votare una delibera di contrarietà alle nuove norme. Dagli albori abbiamo sposato il sistema degli Sprar e in seguito dell’accoglienza diffusa delle persone migranti, con risultati estremamente positivi. A Vaie degli otto ragazzi ospitati, tutti lavorano, uno pure a tempo indeterminato nonostante non abbia ancora ricevuto la risposta finale sulla richiesta di protezione umanitaria, con il concreto rischio che questa non venga riconosciuta. Della loro presenza ha beneficiato la piccola economia locale, e gli operatori dei vari servizi che sono stati assunti per gestire la loro situazione. Un volano positivo che verrà a mancare e che per Comuni piccoli come il nostro rappresentava anche una speranza di popolamento per il futuro».

Come si legge nel comunicato dei soggetti promotori che sono per l’appunto il Comune di Vaie, quello di Avigliana, RE.co.sol., la rete dei comuni solidali, ANPI Valle di Susa, Chiesa Valdese di Susa, Chiesa Battista di Meana, Ufficio pastorale migranti Diocesi di Susa «La Valle di Susa è stata fin dai tempi antichi luogo di transito e lungo il suo corridoio è passata la Storia. Una valle di confine abitata da una comunità fortemente legata al suo territorio e nello stesso tempo capace di coltivare da sempre i semi dell'intercultura e dell'accoglienza….Con il decreto 113/2018, oggi convertito in legge, ci troviamo di fronte una legge dello Stato che discrimina l'uomo in base al luogo in cui è nato. Una legge che limita i diritti e le libertà degli individui, compiendo uno strappo vigoroso ai principi della Costituzione, quella Carta che molti giovani della nostra valle hanno contribuito a scrivere salendo sulle montagne per combattere un regime che si vantava di aver promulgato leggi basate sulla razza».

«Il rischio è quello di creare una bomba sociale – prosegue Serra -. Decine di migliaia di persone, perdendo la protezione umanitaria, diventeranno di colpo irregolari che saranno allo sbando, abbandonati senza possibilità di rimpatrio né di integrazione. Senza soldi né tutele si riverseranno nelle strade con il rischio concreto di alimentare le fila della delinquenza».

I costi dell’emergenza sociale ricadranno soprattutto sui Comuni che dovranno farsi carico di gestire l’ordine pubblico. «Per questo vogliamo dare un segnale, scendere in strada perché non è possibile tacere di fronte alla prevaricazione, al cancellamento dei diritti».

La Valle di Susa oramai da due anni ha intrapreso un progetto di micro-accoglienza diffusa con piccoli gruppi di migranti inseriti in ogni paese e che ha coinvolto vari soggetti, fra questi la Diaconia valdese. Un esperimento che ha avuto una eco nazionale, poi copiato da molti altri territori. Una scommessa vinta di integrazione riuscita che oggi rischia di essere abbandonata.

L’appuntamento è alle ore 14 in piazzetta De Andrè (fronte stazione Fs) ad Avigliana.

Sono in molti ad avere già aderito fra i Comuni del circondario (tutti quelli della Val Susa tramite le Unioni Montane) e moltissime associazioni che operano sul territorio. Fra gli altri dal palco interverrà la pastora di Torino Maria Bonafede, già vice presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia.

 

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