Roma. Il Comune approva la mozione sulle armi in Yemen

La mozione presentata da un gruppo di associazioni, tra cui la Commissione Globalizzazione e ambiente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia, chiede di dichiarare l’assoluta contrarietà alla fabbricazione di armi e materiale bellico destinato a Paesi in conflitto

«È una notizia che attendevamo da settimane e che apprendiamo con molta soddisfazione. Questa giusta campagna ci vede coinvolti in prima persona e siamo contenti che la città di Roma si sia unita al gruppo di comuni che hanno fatto propria la mozione Stop bombe per la guerra in Yemen». Queste le parole di Maria Elena Lacquaniti della Commissione Globalizzazione e ambiente (Glam) della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei) all’apprendere che la mozione “Stop bombe per la guerra in Yemen” è stata approvata all’unanimità dall’Aula Giulio Cesare, in Campidoglio questo pomeriggio.

La mozione è arrivata in Consiglio lo scorso 5 febbraio ed era stata presentata il 28 gennaio nella Sala de Carroccio da una gruppo di associazioni*, tra cui la Glam.

Con l’approvazione di questa proposta la Sindaca e la Giunta si impegnano a «dichiarare l’assoluta contrarietà alla fabbricazione, nel territorio italiano, di armi e materiale bellico destinato a Paesi in conflitto; a promuovere azioni e progetti per contribuire alla realizzazione di concrete ed effettive politiche di disarmo e di pace; a porre la Città di Roma come luogo di costruzione di rapporti internazionali di pace e solidarietà; a promuovere, insieme agli altri comuni convergenti su questi intenti, alle associazioni e ai comitati di cittadini interessati, ogni azione perché il Governo e il Parlamento Italiano diano attuazione ai principi costituzionali e alle risoluzioni del Parlamento Europeo, bloccando l’esportazione di armi e articoli correlati, prodotti in Italia, destinate all’Arabia Saudita e a tutti i Paesi coinvolti nel conflitto armato in Yemen; a sollecitare l’attuazione della Legge 185/90, con riferimento anche alle specifiche disposizioni e obblighi in materia di riconversione delle fabbriche di armi e del Trattato Internazionali sul Commercio di Armamenti; a richiedere al governo nazionale e regionale l’adozione, con lo stanziamento di effettive risorse, di misure efficaci di politica economica e industriale per liberare il nostro Paese da ogni irragionevole conflitto tra dignità del lavoro e il diritto alla vita per tutte e tutti».

Il 1° marzo dalle 10.00 alle 19.00, presso l’Aula dei Gruppi parlamentari a Roma, la Glam ha organizzato il convegno “Produzione e commercio di armamenti: le nostre responsabilità”.

*Movimento dei Focolari Italia, Un Ponte per…, Arci, Libera (Associazioni, nomi e numeri contro le mafie), Gruppo Abele, Fondazione Finanza Etica, Istituto di ricerche internazionali Archivio Disarmo, Movimento Nonviolento Roma, Rete della Pace, Pax Christi, Commissione globalizzazione e ambiente della Federazione chiese evangeliche in Italia, Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, Cipax – Centro Interconfessionale per la pace

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