Padre e madre: la politica in un documento

Il ministero dell’Interno elimina la dicitura “genitore” dalle carte d’identità dei minori. Quello che sembra un dettaglio lessicale è un messaggio politico. Intervista a Mario Di Carlo (Rete Lenford)

Un decreto ministeriale emesso lo scorso 31 gennaio ha introdotto alcune modifiche alle modalità tecniche di emissione delle carte di identità per i minori di 14 anni, sostituendo alla dicitura “genitore” le parole “padre” e “madre” e specificando che la richiesta di carta d’identità valida per l’espatrio per il minore “è presentata dal padre e dalla madre congiuntamente”. Si tratta di una decisione diventata effettiva pochi giorni fa e che è stata portata avanti nonostante il parere negativo del Garante della privacy, Antonello Soro. Secondo l’autorità incaricata di vagliare la corretta gestione dei dati personali dei cittadini, la modifica risulta «inattuabile» e portatrice di «effetti discriminatori che necessariamente ne conseguono per il minore. Si pensi, ad esempio, ai casi nei quali egli sia affidato non al padre e alla madre biologici, ma a coloro i quali esercitino - secondo quanto previsto dall’ordinamento - la responsabilità genitoriale a seguito di trascrizione di atto di nascita formato all’estero, sentenza di adozione in casi particolari o riconoscimento di provvedimento di adozione pronunciato all’estero».

Nonostante le opposizioni, compresa quella dell’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (Anci), il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ha deciso di andare avanti con lo scopo di difendere  «la famiglia naturale fondata sull’unione tra un uomo e una donna», come dichiarato dallo stesso ministro.

Per la componente leghista della maggioranza di governo, «il decreto ripristina i ruoli biologici». Il provvedimento è un decreto, firmato dal Ministero dell'interno, da quello della Pubblica amministrazione e da quello dell’Economia, con cui viene modificato il testo di un precedente decreto del 23 dicembre 2015, che aveva introdotto sul documento la sola dicitura “genitore”.

Alla luce delle dichiarazioni dei sostenitori di questa modifica, quella che potrebbe sembrare una semplice notazione lessicale assume un significato più ampio, al punto da veicolare un’idea di famiglia molto più restrittiva rispetto a quella attestata nella società e che le leggi approvate fino alla scorsa legislatura aveva tradotto in norma.

Secondo Mario Di Carlo, avvocato della Rete Lenford, l’Avvocatura per i Diritti LGBTI, «possiamo immaginare le conseguenze che poi potranno verificarsi nella prassi nei prossimi giorni».

A quali conseguenze si riferisce?

«I genitori dello stesso sesso potranno avere delle difficoltà a richiedere la carta identità: la norma regolamentare oggi richiede una “presentazione congiunta” da parte del padre e della madre, per cui le famiglie che siano composte da due padri o da due madri avranno probabilmente delle difficoltà quando arriveranno allo sportello dell’anagrafe per chiedere la carta d’identità. Altri problemi che possiamo immaginare sono di ordine legato all’identità del minore: il minore infatti rischia di trovarsi scritto sulla carta d’identità il nome di un padre nella casella della madre o viceversa, mentre il modello che era in vigore fino a qualche giorno fa prevedeva una dicitura unica e inclusiva che era quella di “genitore”».

Ritenete che questa modifica sia in conflitto con le norme precedenti e con l’idea di famiglia che veicolano?

«Le modifiche relative all’introduzione delle unioni civili hanno e hanno avuto un peso nel disegnare il ruolo della famiglia composta da due genitori dello stesso sesso, nell’attestarlo a livello normativo e dare un’attuazione anche di ordine sociale. Le norme di cui stiamo parlando, parliamo dell’articolo 3 comma 4 delle leggi di pubblica sicurezza relativa alla carta d’identità dei minori, hanno quasi dieci anni e già quando era stata introdotta prevedeva una visione inclusiva che non è legata soltanto alle famiglie omogenitoriali, ma a tutta l’evoluzione del nostro diritto di famiglia e a un’evoluzione del ruolo genitoriale. Era già inclusivo dieci anni fa, non si capisce perché oggi improvvisamente debba nella prassi tornarsi a definizioni rigide e restrittive che non riconoscono le evoluzioni nel sociale e non riconoscono correttamente l’identità e le relazioni sociali dei minori».

Quali strumenti giuridici verranno utilizzati per contrastare questo provvedimento?

«Ci sono molti strumenti a disposizione per agire. Crediamo che innanzitutto debbano muoversi le istituzioni: il Garante per la privacy, che è l’autorità preposta a garantire un corretto trattamento dei dati personali e quindi anche dei dati relativi alla carta d’identità, aveva già emesso un parere molto rigoroso alla fine dell’anno scorso con cui si indicava al ministero dell’Interno l’errore nel perseguire questa strada, individuava dei profili discriminatori e di errato trattamento dei dati. Crediamo quindi che innanzitutto sia il Garante a doversi muovere, perché ne ha il potere, per fare in modo che questo decreto venga cancellato dal nostro ordinamento.

Oltre alle istituzioni lo faremo anche noi. Le sedi in cui è possibile farlo sono diverse, sia davanti alla giurisdizione ordinaria che a quella amministrativa. Credo che perseguiremo entrambe le strade con l’appoggio e il consenso delle persone interessate».

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