La libertà dell’impegno

La crisi dei territori montani vista attraverso la poche candidature

Luci ed ombre. Seguendo le iniziative legate al 25 aprile e dintorni, alcuni amici mi hanno fatto notare, con una piccola nota di soddisfazione, che fiaccolate e momenti di riflessione hanno registrato un po’ ovunque una buona partecipazione, anche fra i giovani e i giovanissimi. 

Una scuola materna e primaria, quella di San Pietro Val Lemina, ha intitolato nei giorni scorsi i propri locali ai «Bambini delle migrazioni», dopo un bel percorso fatto da bambini e insegnanti sui temi dell’inclusione, che è qualcosa di più e di diverso dall’integrazione. 

Contemporaneamente, apprendiamo però che in un buon numero di comuni del pinerolese vi è una solo lista (con un solo candidato sindaco) che si candida a guidare il proprio paese. In altri paesi le due liste sono state concordate al fine di evitare il rischio di non raggiungere il 50% più uno dei votanti e venire dunque commissariati. Poco dibattitto e poco confronto reale, dunque, su come si potrebbe gestire questo territorio che si è impoverito drammaticamente negli ultimi venticinque anni. 

È un segnale inquietante, per tutti e ancor più per noi che ancora ci diciamo protestanti. 

Anzitutto perché, in un tempo non lontano, l’impegno nella chiesa e nella società andavano a braccetto. Dopo il percorso di educazione alla fede che si concludeva con la confermazione, i giovani avvertivano la necessità di mettersi in gioco sul territorio. Più avanti negli anni, accettavano di far parte di un concistoro o di un comitato e, parallelamente, entravano a far parte dei consigli comunali o degli altri enti politici preposti al governo di questo anomalo lembo di Piemonte perché abitato da secoli da popolazioni eretiche. I due ruoli dell’anziano di chiesa e del consigliere comunale si fondevano in figure di grande autorevolezza. 

Adesso, dopo alcuni lustri in cui l’antipolitca ha disprezzato e irriso tutto ciò che ha a che fare con la politica, la delega è diventata costume anche in mezzo a noi. Perché mai dovrei mettermi a disposizione per un servizio per il quale, comunque vada, verrò sempre criticato? Lascio fare gli altri, magari a persone che non sanno nulla dei problemi di queste terre, mentre proteggo la mia piccola dimensione privata, la mia confortevole nicchia personale.

Peccato che la democrazia viva invece proprio sul principio del confronto e dell’impegno e che una delle principali libertà consista nella libertà di agire, di schierarsi, di mettersi in gioco. 

Calamandrei ci ricordava che la nostra stessa Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta, se la lascio cadere non si muove; perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere le promesse, la propria responsabilità. L’indifferenza alla politica è una delle più gravi offese che si possano fare alla Costituzione.

La libertà è come l’aria. Ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare.

Alcuni di noi, poi, continuano a dirsi protestanti, calvinisti in particolare. E dovremmo ricordare che Calvino insisteva sul fatto che l’azione dipende dalla fede, lui che era sospettoso nei confronti dei credenti pigri nell’assumere le proprie responsabilità. Fede e politica non possono essere disgiunte, pena il pericolo di cadere in qualche forma di dittatura e, al tempo stesso, di integralismo religioso. 

L’impegno etico e politico hanno un’alta valenza di testimonianza e alla vocazione che Dio ci rivolge bisogna rispondere sul terreno dell’amministrazione del bene pubblico, partecipando alla battaglie politiche e alla lotte sociali in corso. 

La democrazia è faticosa, lo sappiamo, richiede vigilanza e militanza. Essere «democratici» stanca, lo vediamo anche dalla partecipazione alle nostre assemblee di chiesa. Ma è l’unica modalità di governo che permette libertà. 

Infine, ricordiamoci che il ruolo dei partiti politici è fondamentale.

Senza i partiti non c’è democrazia. Senza i partiti non ci sarebbero che il plebiscitarismo o la demagogia. Non lasciamoci dunque fuorviare dalla contrapposizione tra i partiti, che sarebbero il male assoluto, e la società civile, che rappresenterebbe invece il bene. 

Gaetano Salvemini riferendosi alla classe politica del suo tempo, scriveva: «Per un dieci per cento rappresenta la parte migliore del paese, per un altro dieci per cento rappresenta la feccia, per il restante ottanta per cento rappresenta il paese come esso è».

Ognuno di noi decida a quale percentuale appartenere. 

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