Il giornalismo investigativo, sale della democrazia

La giornalista Rai Maria Grazia Mazzola è la coordinatrice della Macro Area di Stampa Romana che riguarda la libertà di informazione in Europa e il contrasto alle mafie

In un momento in cui a livello nazionale ed europeo l’informazione sulle mafie è oscurata, se non chiaramente contrastata, arriva un bel segnale dall’Associazione Stampa Romana che il 10 giugno scorso ha dato all’inviata speciale del TG1 Maria Grazia Mazzola, l’incarico sindacale di coordinatrice della Macro Area che riguarda la libertà di informazione. Mazzola avrà la delega per i rapporti con i colleghi all’estero, per il ruolo della libera informazione in Europa, per il giornalismo investigativo nella collaborazione internazionale, per le riflessioni sul contrasto alla criminalità organizzata e alle mafie, per le alleanze professionali a iniziare da quella con i magistrati.

Le motivazioni di tale scelta risiedono nel valore professionale dell’inviata speciale Maria Grazia Mazzola. «In una carriera trentennale, pluridecennale nella Rai servizio pubblico – ha dichiarato Lazzaro Pappagallo, segretario di Associazione Stampa Romana – ha dimostrato rigore, dedizione al giornalismo civile, assoluta impermeabilità a pressioni, voglia di rischiare. Tutte qualità fondamentali per ottenere nei fatti il rispetto della libertà di informare, condizione essenziale per i cittadini in grado di conoscere e deliberare».

«Collaborare e sostenere i colleghi che cercano la verità è un dovere al servizio dei cittadini – ha dichiarato Mazzola, commentando la notizia del suo nuovo incarico –. E Stampa Romana ha voluto rafforzare l’impegno e le iniziative in tal senso a sostegno dei colleghi più esposti, della libertà di informare a supportodei cittadini che chiedono sempre più verità e urgenza di giustizia in Italia e in Europa. Condividerò questo compito col collega Giovanni Del Giaccio che lavora al Messaggero, nella redazione di Latina, che avrà la delega per il Lazio, regione presa d’assalto dalle mafie. Il nostro impegno sarà anche nel condurre iniziative comuni con la magistratura, perno della macroarea di responsabilità». 

Da oltre un anno la giornalista Mazzola denuncia la mancanza in Italia e in Europa di un’informazione autentica, vera e profonda sulle mafie. Due esempi per tutti: la giornalista investigativa maltese Daphne Caruana Galizia e il reporter investigativo slovacco Jan Kuciak del settimanale Aktuality, uccisi perché stavano indagando sulla corruzione dei politici, sul riciclaggio di danaro sporco, e sull’intricato intreccio tra mafia-politica-affari. Sull’urgenza di fare luce sugli omicidi di questi due giornalisti ammazzati Maria Grazia Mazzola si sta spendendo da mesi con impegno e passione. 

«Noi giornalisti abbiamo il dovere della verità, quella verità per la quale sono stati assassinati i nostri colleghi – prosegue Maria Grazia Mazzola –. Stralci dei rapporti di polizia slovacca in mio possesso dimostrano che fin dal 2013 si conoscevano gli affari sporchi che Antonino Vadalà, narcotrafficante calabrese legato alla ‘ndrangheta ora in carcere, stava conducendo in Slovacchia. Vadalà aveva fondato una ‘ndrina in Slovacchia, scrive l’ufficiale di collegamento slovacco il 2 agosto 2013. Seguono nomi, società, immobili, banche. Il rapporto snocciola un lungo elenco di reati: Vadalà ha truffato più imprenditori italiani, il Fondo europeo, e c’è anche il sospetto del traffico degli stupefacenti! Era questa l’ultima indagine del giornalista investigativo Jan Kuciak, quella che non riuscì a concludere perché assassinato insieme alla sua compagna Martina Kusnirova il 21 febbraio 2018. Se la polizia slovacca avesse arrestato allora Kocner, Vadalà e i loro complici, Jan e Martina oggi sarebbero vivi». 

Da mesi la giornalista Rai con i suoi servizi incalza i Governi non solo di Malta e della Slovacchia denunciando come non abbiano garantito la libertà di informazione e come non abbiano protetto i colleghi Daphne Caruana Galizia e Jan Kuciak, isolati e lasciati soli davanti alle minacce. Questi governi non garantiscono la democrazia in Europa, le risoluzioni europee nei loro confronti lo testimoniano. A fine marzo ad esempio, la Commissione parlamentare europea per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (LIBE) ha proposto una risoluzione sulla situazione dello Stato di diritto e della lotta alla corruzione nell’UE, in particolare a Malta e in Slovacchia. Il Parlamento ha chiesto al Governo maltese di avviare non solo un’indagine indipendente sull’assassinio di Daphne Caruana Galizia, ma di revocare tutti i casi di diffamazione che alcuni membri del governo hanno intentato contro lei e i membri della sua famiglia, e di garantire una migliore protezione per i giornalisti. Riguardo la Slovacchia, invece, la risoluzione parlamentare riconosce alle autorità slovacche di aver compiuto dei progressi nelle indagini sull’assassinio Kuciak, ma fa pressione affinché l’inchiesta prosegua e si estenda dal livello nazionale a quello internazionale.

La decisione di Stampa Romana di avere una Macro Area su «La libertà di informare art. 21»è dunque una chiara risposta alla presa di coscienza che in Europa la libera informazione è in pericolo e che i giornalisti investigativi rischiano ogni giorno la propria vita per ricercare la verità. L’aver affidato poi l’incarico di coordinatrice di quella Macro Area a Maria Grazia Mazzola è il giusto riconoscimento del lavoro e dell’impegno dell’inviata speciale, per la quale il giornalismo investigativo è il sale della democrazia. «Mi impegnerò, come faccio ormai da trent’anni, – ha concluso Mazzola – a mettere a disposizione esperienza e rigore: c’è tanto da fare, da accertare e scoprire perché la democrazia sia autentica. I colleghi europei che indagano sulle mafie avranno grazie a Stampa Romana un sostegno e strumenti informativi nuovi».

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